Gli Stati Uniti hanno intensificato l’offensiva contro l’Iran, mentre Teheran ha confermato la chiusura dello Stretto di Hormuz e rivendicato nuovi attacchi contro installazioni americane in Bahrein, Kuwait e Giordania. Il Comando centrale statunitense, il Centcom, ha annunciato di avere completato una nuova operazione durata circa novanta minuti contro sistemi di difesa costiera e depositi e rampe di lancio di missili da crociera sull’isola di Grande Tunb.
Secondo Washington, i bombardamenti hanno ridotto ulteriormente la capacità iraniana di colpire le navi commerciali nello Stretto. In precedenza, una serie di raid iniziata nella serata di lunedì era proseguita per circa sette ore, con esplosioni segnalate a Bandar Abbas, Sirik e in altre località delle province meridionali. L’esercito iraniano ha riferito che tredici missili hanno colpito una caserma nei pressi di Iranshahr, nel sud-est del Paese, uccidendo sette militari. Il portavoce del governo di Teheran ha affermato che più di trenta persone sono morte nei bombardamenti americani degli ultimi giorni. Il ministero della Salute ha inoltre registrato almeno due morti e oltre 260 feriti nell’ultima ondata di attacchi.
Trump minaccia
Il presidente Donald Trump ha escluso per ora gli impianti energetici dalla lista degli obiettivi immediati, ma ha minacciato una nuova fase dell’offensiva qualora l’Iran non accetti un accordo sul transito nello Stretto. “La prossima settimana toccherà alle centrali elettriche e ai ponti”, ha dichiarato a Fox News. “Distruggeremo tutte le loro centrali e tutti i loro ponti, a meno che non si siedano al tavolo delle trattative”. Trump non ha escluso neppure un intervento terrestre, spiegando che, “se necessario”, gli Stati Uniti potrebbero condurre una campagna sul terreno.
Secondo Axios, il presidente ha riunito il Consiglio per la sicurezza nazionale nella Situation Room per esaminare piani di attacco più ampi contro obiettivi strategici iraniani. Al Pentagono, intanto, il costo complessivo della campagna viene stimato tra 80 e 100 miliardi di dollari, quasi tre volte le prime valutazioni.
Hormuz resta chiuso
I Guardiani della rivoluzione hanno ribadito che “lo Stretto di Hormuz resterà chiuso fino alla fine degli atti di aggressione degli Stati Uniti”. L’agenzia Tasnim ha riferito che almeno due navi sono state fermate nelle ultime ventiquattr’ore con colpi di avvertimento. Al largo dell’Oman è morto anche un marittimo indiano disperso dopo l’attacco alla nave commerciale Gfs Galaxy. Dieci degli undici cittadini indiani a bordo erano stati tratti in salvo. La crisi continua così a colpire una delle principali arterie mondiali del commercio energetico, mentre numerose compagnie evitano l’area o navigano con i sistemi di localizzazione disattivati.
Ritorsioni su basi Usa
Teheran ha rivendicato attacchi contro strutture americane nel porto Abdullah, in Kuwait, e contro centri della Quinta Flotta statunitense in Bahrein. I Pasdaran sostengono di avere colpito centri di comando, depositi di carburante e magazzini militari. Il Bahrein ha annunciato di avere intercettato «diversi attacchi aerei iraniani», mentre il Kuwait ha abbattuto droni diretti verso il proprio territorio.
La Giordania ha riferito di avere distrutto tre missili iraniani entrati nel suo spazio aereo. Secondo l’agenzia Irna, Teheran avrebbe inoltre attaccato la base di Al-Azraq, utilizzata dalle forze americane, colpendo l’area destinata ai caccia F-18, gli alloggi dei militari e un hangar. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baghaei ha affermato che i bombardamenti “rafforzano la determinazione dell’Iran a ottenere giustizia” attraverso strumenti legali e internazionali. A Teheran, intanto, è apparso un murale di propaganda raffigurante Trump in una bara, accompagnato dalla scritta “Uccideremo Trump”.
Colloqui a Roma
Si è intanto concluso a Roma anche il sesto ciclo di colloqui diretti tra Israele e Libano. I negoziati si sono concentrati sulle due “aree pilota” dalle quali dovrebbe iniziare il graduale ritiro israeliano previsto dall’accordo quadro raggiunto dopo cinque incontri a Washington. Il ritiro resta subordinato all’assunzione del pieno controllo della sicurezza da parte dell’esercito libanese e al disarmo delle formazioni armate non statali, in particolare Hezbollah. Non è stata ancora fissata una tempistica.





