Gli Stati Uniti hanno lanciato una nuova offensiva contro l’Iran dopo l’attacco delle Guardie Rivoluzionarie alla portacontainer GFS Galaxy nello Stretto di Hormuz. Secondo il Comando Centrale americano, l’operazione ha raggiunto 140 obiettivi tra siti missilistici, mezzi navali, depositi di munizioni, reti di comunicazione e postazioni di sorveglianza costiera. L’intervento è scattato dopo che la nave, battente bandiera cipriota, è stata colpita dai pasdaran. L’attacco ha provocato un incendio a bordo e costretto l’equipaggio ad abbandonare il mercantile.
“Le forze americane sono intervenute dopo che le Guardie Rivoluzionarie hanno attaccato in modo sfacciato la nave GFS Galaxy”, ha riferito il Centcom, responsabile delle operazioni militari statunitensi in Medio Oriente.
Minacce
La nuova fiammata arriva in un quadro già segnato dalle minacce lanciate dalla Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei contro Donald Trump, Benjamin Netanyahu e diversi leader occidentali, tra i quali la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Khamenei, rimasto ferito nel bombardamento israelo-americano del 28 febbraio, ha promesso vendetta per la morte del padre Alì e degli altri familiari rimasti uccisi nell’attacco. Il suo messaggio, accompagnato dalle immagini dei leader indicati come obiettivi, ha alimentato i timori di una mobilitazione dei gruppi fondamentalisti e di possibili iniziative da parte di cellule isolate. La presa di posizione segnala inoltre il rafforzamento dell’ala più radicale del regime iraniano nel confronto interno con i sostenitori della trattativa.
Washington mantiene aperto il canale diplomatico, ma risponde con nuovi bombardamenti a ogni attacco dei pasdaran. È la linea indicata come “pace e bombe”, che affianca i negoziati alla pressione militare.
Il controllo
Al centro dello scontro resta il controllo dello Stretto di Hormuz. Secondo il Wall Street Journal, neutralizzare la capacità dell’Iran di condizionare il passaggio marittimo rappresenta per gli Stati Uniti un elemento decisivo per spingere Teheran verso una posizione più flessibile nei colloqui, soprattutto sul futuro del programma nucleare. Il blocco dello stretto costituisce uno dei nodi rimasti irrisolti nell’accordo provvisorio tra Stati Uniti e Iran. La situazione continua a preoccupare i mercati internazionali e torna a pesare sulle prospettive dell’economia mondiale.
Nelle capitali europee cresce intanto l’attenzione per le minacce rivolte ai leader dei Paesi Nato. Il timore è che un eventuale attacco possa aprire il confronto sull’applicazione dell’articolo 5 dell’Alleanza Atlantica, che prevede la difesa collettiva in caso di aggressione contro uno Stato membro.





