Teheran si prepara alla sepoltura del leader supremo Ali Khamenei il 9 luglio, più di quattro mesi dopo la sua morte, mentre le autorità mobilitano la milizia Basij e avviano un’operazione di sicurezza definita “colossale” in vista di una partecipazione che il regime prevede come “storica”. Il ritardo eccezionale del funerale ha alimentato interrogativi su come siano stati conservati i resti del leader, dato che la tradizione islamica impone una sepoltura rapida e scoraggia l’imbalsamazione chimica.
Secondo il controterrorismo expert Mohammed Omar, la conservazione sarebbe avvenuta tramite refrigerazione prolungata, pratica consentita dalla legge sciita in casi eccezionali. Omar ha aggiunto che, dopo il bunker‑penetration strike statunitense del 28 febbraio che ha ucciso Khamenei nel suo compound, “potrebbe non esserci molto da mostrare”. Nonostante ciò, il regime sta trasformando il funerale in un evento politico, con lo slogan “We Must Avenge”. Yaqoub Soleimani, tra gli organizzatori, ha promesso una cerimonia “con piena grandiosità”, definendo una partecipazione di un milione di persone “un’occasione storica”.
Il programma prevede visite pubbliche il 4 e 5 luglio a Teheran, una processione il 6 luglio con stime locali che parlano di 15–20 milioni di partecipanti, e un’altra il giorno successivo a Qom, città sacra dello sciismo. Secondo Omar, i numeri diffusi dal regime — “20 milioni a Teheran, 35 milioni nel Paese, 90 delegazioni straniere, 14.000 giornalisti” — sono parte della messaggistica politica, non della logistica. La presenza internazionale sarà limitata: l’Iraq invierà funzionari di alto livello, mentre altre potenze adotteranno delegazioni minori. L’India, invitata personalmente dal presidente Masoud Pezeshkian, manderà un rappresentante di rango inferiore. Confermata la partecipazione del presidente georgiano Mikheil Kavelashvili.





