Nel 2025 sono state documentate 38.558 gravi violazioni accertate ai danni dei bambini nei contesti di conflitto armato. È quanto emerge dall’ultimo rapporto del Segretario generale delle Nazioni Unite sui bambini e i conflitti armati, richiamato dalla Direttrice generale dell’Unicef, Catherine Russell, in una dichiarazione dai toni fortemente allarmati. Dietro questi numeri, ha sottolineato Russell, ci sono bambini uccisi, mutilati, reclutati e utilizzati da forze armate e gruppi armati, rapiti, vittime di violenze sessuali, privati dell’assistenza umanitaria, dell’istruzione, della salute e della protezione.
Secondo l’Unicef, le cifre ufficiali raccontano solo una parte della realtà. Molte violazioni, infatti, non vengono segnalate a causa dell’insicurezza, delle difficoltà di accesso alle zone di guerra, del timore di ripercussioni e delle difficoltà nel documentare gli abusi durante le ostilità. Il quadro che emerge, ha osservato Russell, dimostra che le protezioni previste dal diritto internazionale per i minori vengono violate sempre più spesso e con conseguenze sempre più gravi.
Responsabilità delle violazioni
Uno degli elementi più preoccupanti evidenziati dal rapporto riguarda la responsabilità delle violazioni. Per la prima volta, le forze governative e gli attori a esse affiliati risultano responsabili di un numero maggiore di gravi violazioni contro i minori rispetto ai gruppi armati non statali. Per Russell, gli Stati hanno il dovere di far rispettare il diritto internazionale, garantire che le proprie forze armate vi si attengano e assicurare alla giustizia i responsabili. Particolarmente grave è il peso delle armi esplosive nelle aree popolate. Nel 2025, quasi il 70% delle vittime tra i bambini è stato causato da armi esplosive. I numeri più elevati sono stati verificati in Ucraina, Afghanistan, Myanmar, Israele, Stato di Palestina e Libano.
Queste armi, oltre a uccidere e mutilare, distruggono infrastrutture essenziali per la sopravvivenza dei bambini: scuole, ospedali, reti idriche, reti elettriche e servizi civili fondamentali. A ciò si aggiunge il pericolo degli ordigni inesplosi, che possono continuare a provocare vittime anche anni dopo la fine dei combattimenti.
Violazioni gravi
Il rapporto segnala inoltre l’aumento dei bambini vittime di più violazioni gravi. Nel 2025 il numero ha superato i 3.100 bambini. In molti casi, uno stesso minore può essere rapito o reclutato e poi subire anche stupro o altre forme di violenza sessuale. Per le ragazze, in particolare, il rapimento può segnare l’inizio di un ciclo prolungato di abusi, sfruttamento ed esclusione sociale anche dopo la liberazione.
Un’altra emergenza riguarda il diniego dell’accesso umanitario. Nel 2025 le Nazioni Unite hanno verificato oltre 8.000 episodi che hanno comportato restrizioni alle operazioni umanitarie, attacchi al personale e alle risorse umanitarie o interferenze nella distribuzione degli aiuti. I numeri più elevati sono stati registrati in Israele e nello Stato di Palestina, in Libia e in Ucraina.
Quando l’accesso umanitario viene negato, i bambini restano senza assistenza sanitaria, alimentazione, istruzione, servizi di protezione e altri interventi salvavita. Russell ha denunciato anche l’aumento degli attacchi contro gli operatori umanitari, soprattutto quelli locali, spesso impegnati in prima linea nelle crisi che colpiscono le loro stesse comunità.
Guerra contemporanea
Il rapporto richiama poi l’attenzione sull’evoluzione della guerra contemporanea. Il crescente utilizzo di droni, sistemi autonomi e telecomandati e strumenti di individuazione degli obiettivi supportati dall’intelligenza artificiale solleva nuove preoccupazioni, soprattutto quando queste tecnologie vengono impiegate in aree popolate da bambini. Secondo l’Unicef, i droni non rappresentano soltanto un rischio fisico immediato, ma possono avere anche gravi conseguenze psicologiche. La loro presenza costante può privare i bambini di ogni senso di sicurezza, mentre vanno a scuola, giocano o cercano di dormire.
Nonostante il quadro drammatico, Russell ha evidenziato anche alcuni segnali di speranza. Nel 2025, oltre 13.000 bambini hanno lasciato forze armate o gruppi armati e hanno ricevuto sostegno per il reinserimento e la protezione da parte dell’Unicef e dei partner. In diversi contesti, governi e gruppi armati non statali hanno collaborato con le Nazioni Unite, assunto impegni, adottato misure preventive e contribuito alla liberazione dei minori.
Raccomandazioni
Nella sua dichiarazione la Direttrice Generale dell’Unicef ha rivolto sei raccomandazioni alla comunità internazionale. Ha chiesto agli Stati membri di usare la propria influenza affinché tutte le parti in conflitto rispettino il diritto internazionale umanitario e i diritti umani; ha sollecitato misure concrete per proteggere scuole, studenti, insegnanti e personale scolastico; ha ribadito che i bambini associati a forze armate o gruppi armati devono essere considerati prima di tutto vittime. Russell ha inoltre invitato il Consiglio di Sicurezza a rafforzare l’agenda sui bambini e i conflitti armati, a preservare il Meccanismo di monitoraggio e rendicontazione e a mantenere decisioni basate su dati concreti. Ha chiesto poi di salvaguardare l’azione umanitaria e di rafforzare i quadri giuridici e politici che proteggono i minori nei conflitti.
L’Unicef avverte infine che i tagli ai finanziamenti stanno indebolendo proprio quelle capacità di protezione di cui i bambini hanno più bisogno: ricongiungimento familiare, sostegno psicologico e psicosociale, reinserimento, assistenza per i sopravvissuti, accesso sicuro all’istruzione e alla salute. “I bambini non iniziano le guerre e non hanno il potere di fermarle”, ha ricordato Russell. “Muoiono, soffrono e portano le cicatrici della guerra per decenni”. Un monito che richiama governi, istituzioni internazionali e parti in conflitto a una responsabilità urgente: proteggere i bambini dalla guerra e restituire loro la possibilità di crescere, imparare e sognare in pace.





