La crisi politica che da mesi circonda il governo spagnolo ha subito un’accelerazione drammatica: un giudice ha stabilito che Begoña Gómez, moglie del primo ministro Pedro Sánchez, dovrà affrontare un processo per corruzione e non potrà lasciare il Paese. La decisione, annunciata sabato, impone alla Gómez la consegna del passaporto e l’obbligo di presentarsi in tribunale due volte al mese. Gómez è accusata di aver sfruttato la propria posizione per ottenere contratti e incarichi professionali, accuse che lei respinge con fermezza. Il caso è stato avviato da gruppi dell’estrema destra, che da tempo puntano a indebolire Sánchez, uno dei pochi leader progressisti rimasti in Europa.
Il premier non è indagato, ma ha denunciato una “campagna orchestrata” per rimuoverlo dall’incarico. L’inchiesta su Gómez è solo una delle numerose indagini che stanno mettendo sotto pressione il governo. Tra gli indagati figurano il numero tre del Partito Socialista e l’ex ministro dei Trasporti, coinvolti in presunti casi di tangenti legati a lavori pubblici, contratti energetici e forniture di mascherine durante la pandemia. Anche loro negano ogni illecito.
Parallelamente, l’Alta Corte spagnola ha confermato di indagare sull’ex premier José Luis Rodríguez Zapatero, accusato di aver guidato una rete di lobbying che avrebbe ottenuto profitti indebiti da enti pubblici, inclusa la compagnia aerea Plus Ultra. Zapatero respinge le accuse. Per Sánchez, la situazione è politicamente esplosiva. Le opposizioni parlano di un governo “accerchiato dagli scandali”, mentre i socialisti denunciano un uso strumentale della giustizia. La decisione del giudice Peinado di imporre restrizioni alla Gómez arriva in un momento in cui il premier tenta di rilanciare la sua agenda politica, ma le inchieste rischiano di oscurare ogni iniziativa.





