Al Forum per la Libertà di Oslo 2026, dedicato al tema “Smantellare la dittatura”, Pavel Durov ha lanciato uno degli avvertimenti più duri mai pronunciati sulla deriva delle libertà civili in Occidente. Dal palco della capitale norvegese, il fondatore di Telegram ha descritto un’Europa che “sta affondando lentamente”, incapace di riconoscere l’erosione progressiva dei diritti digitali e personali.
Nel suo intervento, intitolato “Tecnologia della comunicazione e lotta per la libertà”, Durov ha paragonato la condizione attuale dei cittadini europei a quella dei passeggeri del Titanic: “La nave non è affondata tutta in una volta. La maggior parte delle persone rimase calma perché non capiva cosa stesse accadendo. Oggi siamo nella stessa situazione: la nave delle nostre libertà ha già colpito l’iceberg”. Il fondatore di Telegram ha raccontato episodi di pressioni politiche, frodi e tentativi di controllo statale vissuti in Russia, nell’Unione Europea e in Francia.
Il suo messaggio centrale è che la censura non arriva mai come un colpo improvviso: avanza per piccoli passi, giustificata come misura temporanea o ragionevole, finché i cittadini scoprono che ciò che consideravano garantito è svanito. Durov ha citato in particolare il Regno Unito sotto il governo di Keir Starmer, dove migliaia di persone vengono indagate o arrestate ogni anno per contenuti pubblicati sui social media.
In Germania, ha ricordato, cittadini sono stati sanzionati per opinioni politiche ritenute “inaccettabili” dalle autorità. Una tendenza che, secondo lui, accomuna democrazie e regimi autoritari: la convinzione che la libertà sia permanente, quando invece è fragile e reversibile.
L’evento, organizzato dalla Human Rights Foundation dall’1 al 3 giugno, ha offerto a Durov una piattaforma per denunciare la normalizzazione della sorveglianza e del controllo digitale in Paesi che si definiscono liberi.





