La cerimonia di laurea dell’Università di Stanford è stata interrotta da una protesta improvvisa quando decine di studenti hanno abbandonato l’auditorium mentre Sundar Pichai, CEO di Google, saliva sul palco per il discorso principale. Un video diffuso dalla BBC mostra gruppi di laureandi alzarsi in silenzio e uscire, alcuni con cartelli che criticavano la collaborazione dell’azienda con il governo statunitense. Tra gli slogan più visibili, “Spie dell’ICE con l’IA di Google”, mentre altri studenti sventolavano bandiere palestinesi.
L’iniziativa è stata incoraggiata dagli Stanford Students for Justice in Palestine, che da settimane contestano i rapporti di Google con l’Immigration and Customs Enforcement e con Israele. Non è chiaro se tutti i partecipanti alla protesta condividessero le stesse motivazioni, ma il gesto ha evidenziato un malcontento crescente nei campus americani verso i leader del settore tecnologico. Pichai, che ha evitato di affrontare direttamente il tema dell’intelligenza artificiale, ha minimizzato le contestazioni con una battuta sul proprio cognome, ma la tensione era evidente. Secondo SFGate, circa 200 persone avrebbero lasciato la sala.
Episodi simili si sono verificati in altre università: all’Arizona, l’ex CEO di Google Eric Schmidt è stato fischiato mentre parlava dell’IA, paragonandone l’ascesa all’arrivo dei computer quarant’anni fa. Alla University of Central Florida, la dirigente Gloria Caulfield è stata interrotta da contestazioni quando ha definito l’IA “la prossima rivoluzione industriale”. Anche Scott Borchetta, CEO di Big Machine Records, è stato accolto da proteste alla Middle Tennessee State University. Le cerimonie di laurea, tradizionalmente momenti celebrativi, stanno così diventando un termometro del disagio degli studenti verso un’industria tecnologica percepita come sempre più distante e dominante.





