La polizia polacca indaga sull’omicidio di Robert K., conosciuto come Semyon Skrepetsky, artista russo rifugiato politico e feroce critico di Vladimir Putin. L’uomo, 44 anni, è stato ucciso lunedì mattina a Biała Podlaska, a pochi chilometri dal confine con la Bielorussia. È stato colpito da cinque proiettili alla testa, al petto e alla schiena in un parcheggio non lontano dal consolato bielorusso, un dettaglio che ha immediatamente alimentato sospetti e tensioni diplomatiche. Skrepetsky, che aveva lasciato la Russia nel 2021 temendo persecuzioni, era noto per le sue caricature corrosive: Putin abbracciato a Stalin, Lukashenko in versione Hitler con un secchio di patate, Kadyrov e suo figlio con musi di maiale.
Un linguaggio satirico estremo, che non risparmiava nemmeno Navalny o cittadini ucraini, e che lo aveva reso una figura controversa ma molto visibile sui social, soprattutto su Telegram e YouTube. Due cittadini bielorussi sono stati fermati nei pressi del consolato, ma il loro ruolo resta da chiarire. Secondo la procura, l’artista è stato avvicinato da un uomo armato che gli ha sparato due colpi, poi altri tre quando era già a terra. Sul posto sono stati trovati cinque bossoli e un proiettile calibro 9 mm Luger. L’autopsia è prevista per mercoledì.
Skrepetsky lascia la moglie e cinque figli, e un video diffuso poche ore prima della sua morte lo mostrava a Berlino durante una protesta contro il governo russo, con una bandiera trascinata a terra e un dipinto provocatorio. Un amico, Bulat Subkhankulov, racconta di averlo messo in guardia più volte: “Verranno a prenderti, glielo dicevo sempre. Era spericolato, testardo. Non si fermava mai.” Ora resta da capire se la sua morte sia il tragico epilogo di quella sfida aperta.





