Un terremoto di magnitudo 6.3 ha colpito martedì la provincia nord‑occidentale del Qinghai, scuotendo un’area di alta quota nella prefettura di Haixi e causando almeno un morto e quattro feriti. La scossa, registrata alle 17:06 ora di Pechino a una profondità di 10 chilometri, ha immediatamente mobilitato le squadre di soccorso, che si sono precipitate verso i villaggi più vicini all’epicentro alla ricerca di eventuali sopravvissuti intrappolati.
Secondo le autorità locali, i primi controlli hanno mostrato che trasporti, comunicazioni e linee elettriche entro un raggio di 50 chilometri continuavano a funzionare, un dato che ha contribuito a contenere il panico in una regione abituata a una geologia instabile ma non per questo meno vulnerabile. Circa 320 soccorritori sono attualmente impegnati nelle operazioni, mentre i media statali hanno confermato l’evacuazione completa dei lavoratori delle miniere di carbone situate vicino all’area colpita. La scossa principale è stata seguita da oltre una dozzina di assestamenti, tra cui uno di magnitudo 4.9, che ha reso più complesso l’intervento nelle zone montane.
Le autorità hanno inviato tende, letti e coperte, chiedendo a imprese e organizzazioni benefiche di fornire cibo e acqua ai residenti rimasti senza riparo. L’epicentro si trovava nei pressi di Da Qaidam, area nota per il Lago di Smeraldo, ricco di minerali e meta turistica molto frequentata lungo la rotta Qinghai‑Gansu. Per ora i danni materiali sembrano contenuti, ma la sequenza sismica ha ricordato quanto fragile resti l’equilibrio di queste regioni remote, dove ogni scossa può trasformarsi in un’emergenza difficile da gestire.





