Le autorità messicane hanno aperto un’indagine sull’omicidio di Joel Bravo Martínez, sindaco di San Miguel Amatitlán, nello stato di Oaxaca, assassinato sabato a colpi d’arma da fuoco. È l’ennesimo episodio di violenza politica in un Paese dove amministratori locali, candidati e funzionari pubblici continuano a essere presi di mira da gruppi criminali e reti legate ai cartelli. Bravo Martínez, esponente del Partido Acción Nacional (PAN), aveva denunciato nelle settimane precedenti di temere per la propria vita e aveva richiesto protezione al governo statale. La procura di Oaxaca ha dichiarato di aver “attivato immediatamente i protocolli per i crimini di alto profilo”, mentre il Gabinetto di Sicurezza nazionale ha inviato rinforzi nella zona, promettendo che “non ci sarà impunità”.
L’omicidio arriva in un momento delicato per il Messico, impegnato a proiettare un’immagine di stabilità in vista dei Mondiali di calcio che ospita insieme a Stati Uniti e Canada. La presidente Claudia Sheinbaum ha assicurato che il Paese dispone di un piano di sicurezza completo, con esercitazioni operative, sistemi di allerta precoce e misure rafforzate attorno a stadi, aeroporti e infrastrutture critiche. Ma la realtà sul terreno racconta altro. L’assassinio di Bravo Martínez segue quello, avvenuto a novembre, di Carlos Alberto Manzo Rodríguez, popolare sindaco di Uruapan, nello stato di Michoacán, ucciso dopo essersi opposto apertamente ai cartelli locali. Secondo gli analisti, i sindaci sono tra i bersagli più vulnerabili: controllano risorse, autorizzazioni e territori che i gruppi criminali cercano di influenzare o dominare. Il presidente del Partido Revolucionario Institucional (PRI), Alejandro Moreno, ha accusato l’amministrazione Sheinbaum di non proteggere adeguatamente i funzionari locali. “Ogni sindaco assassinato è un attacco diretto alle istituzioni democratiche e al diritto delle comunità a vivere in pace”, ha scritto su X.





