Un ex funzionario della CIA è stato incriminato con l’accusa di aver rubato lingotti d’oro per un valore di diversi milioni di dollari, sottraendoli da un deposito governativo utilizzato per operazioni sensibili dell’intelligence.
L’uomo, identificato come un ex analista operativo con anni di esperienza in missioni all’estero, avrebbe approfittato del proprio ruolo per accedere a materiali sequestrati durante indagini internazionali sul traffico di metalli preziosi. Secondo i documenti depositati presso il tribunale federale, l’ex funzionario avrebbe prelevato i lingotti nell’arco di più mesi, sostituendo parte del materiale con repliche a basso costo per ritardare la scoperta del furto.
Le autorità hanno ricostruito la vicenda grazie a controlli incrociati sulle catene di custodia e a una serie di transazioni sospette che avrebbero permesso all’uomo di monetizzare parte dell’oro attraverso intermediari privati. Il Dipartimento di Giustizia ha definito il caso “un grave tradimento della fiducia pubblica”, sottolineando come l’accesso privilegiato a materiali sensibili richieda standard etici elevatissimi.
Gli investigatori ritengono che l’ex analista abbia agito da solo, ma non escludono che possa aver avuto contatti con reti criminali specializzate nel riciclaggio di metalli preziosi. L’imputato, ora in custodia federale, si è dichiarato non colpevole. Il suo avvocato sostiene che le prove siano “circostanziali” e che il governo stia cercando un capro espiatorio per coprire falle interne nei sistemi di sicurezza.
La CIA, da parte sua, ha rilasciato una nota in cui afferma di collaborare pienamente con le autorità e di aver avviato una revisione interna delle procedure di gestione dei materiali sequestrati.





