La Slovenia vira nuovamente a destra con il ritorno al comando di Janez Janša, figura polarizzante della politica nazionale, noto per le sue posizioni filo-israeliane e per l’ammirazione dichiarata verso Donald Trump. Il suo rientro sulla scena governativa segna una brusca inversione rispetto alla linea più moderata degli ultimi anni e riapre un capitolo politico che il Paese sembrava aver archiviato.
Janša, leader del Partito Democratico Sloveno (SDS), ha costruito il suo successo su un messaggio di sicurezza, identità nazionale e allineamento con le politiche conservatrici statunitensi. Durante i precedenti mandati aveva rafforzato i rapporti con Israele, sostenuto apertamente le posizioni di Washington e adottato toni duri sull’immigrazione.
Il suo ritorno al governo lascia prevedere un riassetto della politica estera slovena, con un avvicinamento ai partner più assertivi dell’Europa centrale e un raffreddamento verso Bruxelles.
Un Paese diviso
La vittoria di Janša arriva in un clima di forte polarizzazione interna. I suoi sostenitori lo considerano un leader deciso, capace di garantire stabilità e protezione in un contesto internazionale incerto. I critici, invece, temono un nuovo ciclo di pressioni sui media, tensioni istituzionali e conflitti con l’Unione Europea, già emersi durante i suoi precedenti governi.
Implicazioni internazionali
Sul fronte internazionale, il ritorno di Janša potrebbe tradursi in un sostegno più esplicito a Israele e in un riallineamento con i governi conservatori della regione. Resta da capire come reagirà Bruxelles, che negli anni scorsi aveva espresso preoccupazione per alcune sue iniziative considerate in contrasto con gli standard democratici europei.
La Slovenia, ancora una volta, si trova davanti a un bivio politico che potrebbe ridefinire il suo ruolo nell’UE e nei delicati equilibri dell’Europa centro-orientale.





