L’approvazione definitiva del decreto attuativo della direttiva europea 2023/970 sulla trasparenza retributiva apre una nuova fase per il diritto del lavoro italiano, ma porta con sé anche numerosi interrogativi applicativi destinati a incidere sull’organizzazione delle imprese e sulla tutela dei lavoratori. A evidenziarlo è Dalila Loiacono, componente del Consiglio nazionale di Federcontribuenti e segretaria di Roma e Lazio, in vista del 7 giugno, data prevista per l’introduzione della direttiva europea sulla parità salariale. Secondo Loiacono, la riforma introduce nuovi obblighi di trasparenza salariale, strumenti di controllo sui divari retributivi e meccanismi anti-discriminatori, ma il quadro normativo presenta ancora diverse criticità.
“Se l’Italia darà seguito alla riforma – spiega l’esponente di Federcontribuenti – si introducono nuovi obblighi di trasparenza salariale, strumenti di controllo sui divari retributivi e meccanismi anti-discriminatori, ma il quadro applicativo appare tutt’altro che privo di criticità”.
Punto centrale
Uno dei punti centrali riguarda il diritto dei lavoratori a conoscere i livelli retributivi medi delle categorie comparabili. Una misura che, secondo Loiacono, rischia però di scontrarsi con la realtà di molte aziende caratterizzate da premi individuali, superminimi discrezionali e trattamenti economici costruiti al di fuori delle griglie standard previste dai contratti collettivi nazionali. “Una parte rilevante della dottrina – sottolinea – ha già evidenziato il rischio che proprio le componenti salariali più opache restino escluse dal perimetro del controllo”.
Ulteriori dubbi riguardano il coordinamento tra il nuovo decreto sulla trasparenza retributiva e il recente Dl 62/2026 sul cosiddetto “salario giusto”. Tra le questioni aperte vi è quella relativa ai contratti collettivi da assumere come parametro di riferimento.
Nodo coordinamento
“Quale contratto collettivo dovrà realmente fungere da parametro? I Ccnl non sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative potranno ancora essere utilizzati come base di comparazione?”, si chiede Loiacono, evidenziando inoltre il nodo del coordinamento tra le nuove norme sulla parità salariale e il principio costituzionale della proporzionalità della retribuzione. Dubbi interpretativi emergono anche sul fronte delle sanzioni. Secondo Federcontribuenti, resta da chiarire se il superamento di un differenziale salariale del 5% comporterà automaticamente una presunzione di discriminazione oppure se sarà sufficiente una motivazione datoriale legata a criteri organizzativi e produttivi.
Altro tema delicato riguarda l’onere probatorio a carico dei lavoratori nei casi di applicazione dei cosiddetti Ccnl “leader”.
Passaggio storico
“La riforma rappresenta senza dubbio un passaggio storico nel contrasto al gender pay gap – conclude l’avvocato Dalila Loiacono – ma il vero banco di prova sarà l’attuazione concreta. La trasparenza salariale riuscirà davvero a ridurre le discriminazioni economiche di genere oppure rischierà di trasformarsi in un sistema formalmente avanzato ma sostanzialmente incapace di incidere sulle dinamiche retributive più opache del mercato del lavoro italiano?”.





