Il parlamento israeliano ha votato in prima lettura il proprio scioglimento, aprendo la strada a possibili nuove elezioni in un Paese già segnato da anni di instabilità politica.
La decisione, approvata con un’ampia maggioranza alla Knesset, arriva dopo settimane di tensioni interne alla coalizione di governo e di scontri sulla gestione della sicurezza, dell’economia e della controversa riforma giudiziaria. Israele si starebbe avviando verso l’ennesima tornata elettorale in meno di cinque anni, un record che riflette la profonda frammentazione del panorama politico.
Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha accusato l’opposizione di aver “paralizzato il Paese”, mentre i leader centristi e progressisti sostengono che sia stato lo stesso governo a provocare l’impasse con politiche divisive e concessioni ai partiti ultranazionalisti. Il presidente Isaac Herzog ha invitato alla calma, ricordando che “la stabilità istituzionale è un bene nazionale da preservare”. Secondo la legge israeliana, lo scioglimento della Knesset comporta automaticamente la convocazione di nuove elezioni entro 90 giorni.
La crisi è esplosa quando alcuni partiti della coalizione hanno ritirato il proprio sostegno su questioni chiave, tra cui il bilancio e la gestione della sicurezza nelle aree di confine. Le tensioni sono aumentate anche per le pressioni internazionali legate al conflitto in corso e alle critiche sulla riforma del sistema giudiziario, che aveva già provocato proteste di massa nel Paese.
L’opinione pubblica appare divisa: una parte chiede un governo più stabile e moderato, mentre un’altra sostiene la necessità di un esecutivo più deciso sulle questioni di sicurezza. Intanto, i partiti hanno già iniziato a prepararsi alla campagna elettorale, consapevoli che il prossimo voto potrebbe ridefinire gli equilibri politici ma non necessariamente garantire una maggioranza solida.





