Il 21 maggio 2026, a partire dalle ore 10:00, l’“Oratorio Don Peppe Diana” di Valle di Maddaloni (Via Sannitica) ospiterà un appuntamento di formazione e cultura.
L’iniziativa è promossa da A.NA.CO.MI con il Presidente nazionale, il Gen. Diego Paulet, insieme alla Prof.ssa Rosa Suppa, dirigente scolastica dell’Istituto comprensivo “Maddaloni 2”.
Un momento di confronto che punta a intrecciare istituzioni, scuola e società civile in un unico spazio di dialogo e crescita condivisa.
Sarà affrontato il tema “Le vicende belliche della II Guerra Mondiale in Terra di Lavoro e LXXX Anniversario della resa delle Forze Armate naziste nella Reggia di Caserta”.
Abbiamo intervistato il Prof. Leone Melillo (Università degli Studi di Napoli “Parthenope” – Università di San Isidro – Buenos Aires), relatore in questa circostanza.
Quale fu il ruolo della Reggia di Caserta nella fine della Seconda guerra mondiale?
La cosiddetta “Resa di Caserta”, sottoscritta il 29 aprile 1945 all’interno della Reggia di Caserta, segnò la conclusione della Seconda guerra mondiale in Italia e anticipò di fatto la fine del conflitto in Europa. In un arco temporale compreso tra il 1943 e il 1947, sia prima sia dopo quell’accordo, il complesso vanvitelliano divenne un centro decisivo per le dinamiche belliche e strategiche europee, subendo profonde modifiche funzionali legate alle necessità della guerra.
A partire dal 1944, la Reggia venne occupata e adattata dagli ufficiali statunitensi e britannici, che la convertirono in un quartier generale operativo. Gli ambienti furono riorganizzati con uffici, carte militari, collegamenti telefonici e stanze riconfigurate come sale di comando.
Da quel luogo furono pianificate numerose operazioni della campagna d’Italia e venne gestita anche l’amministrazione del territorio una volta liberato. Per alcuni anni Caserta rappresentò quindi uno dei centri nevralgici in cui si determinavano le scelte militari e politiche dell’Italia nella transizione dal conflitto alla pace.




