Un episodio insolito, diventato rapidamente virale, sta alimentando un nuovo dibattito sul ruolo dell’intelligenza artificiale nel recupero dei dati digitali. Un utente noto come cprkrn ha raccontato su X di essere riuscito a recuperare circa 400.000 dollari in Bitcoin grazie all’assistente virtuale Claude, sviluppato da Anthropic.
Una storia che mescola tecnologia, fortuna e un decennio di frustrazione. Secondo il suo racconto, l’uomo non riusciva più ad accedere a un portafoglio contenente 5 BTC dopo aver cambiato la password durante gli anni dell’università, quando — come lui stesso ammette — era sotto l’effetto di droghe. Per anni avrebbe tentato miliardi di combinazioni, senza successo.
La svolta è arrivata quando ha deciso di caricare su Claude i vecchi file del suo computer universitario: l’IA avrebbe individuato un wallet precedente al cambio di password, permettendo così di sbloccare i fondi.
La password dimenticata, rivelata dallo stesso utente, era un grottesco mix di meme e provocazioni: “lol420fuckthePOLICE!:)”*.
Un dettaglio che ha contribuito a rendere la vicenda ancora più virale. L’uomo ha ringraziato pubblicamente Anthropic e il suo CEO, Dario Amodei, arrivando persino a promettere di dare il suo nome al figlio. La storia ha sollevato interrogativi sulla sicurezza: Claude ha violato qualche protezione? Secondo l’utente e secondo esperti che hanno commentato il caso, no. L’IA non avrebbe “craccato” la password, ma si sarebbe limitata ad analizzare file forniti direttamente dall’utente, individuando un backup legittimo del portafoglio.
Un’operazione che rientra nelle capacità tecniche di un modello avanzato, senza aggirare alcun sistema di sicurezza. Il caso, pur singolare, evidenzia un trend crescente: l’uso dell’IA come strumento di recupero digitale, tra archivi dimenticati, vecchi dispositivi e dati corrotti.





