La Chiesa è chiamata a pronunciare “parole chiare” contro la guerra e contro tutto ciò che mortifica la vita. Un concetto appunto ‘chiaro’ quello espresso ieri da Leone XIV nell’udienza generale del mercoledì in Piazza San Pietro, dedicata alla Costituzione dogmatica ‘Lumen gentium’ per riportare al centro il rapporto tra fede, storia e responsabilità pubblica. Non una Chiesa chiusa nella difesa di sé stessa, ma una comunità chiamata a leggere il tempo presente alla luce del Vangelo e a prendere posizione davanti alle fratture del mondo, il parere espresso da Prevost che colto l’occasione per indicare una missione precisa: rifiutare ciò che impedisce lo sviluppo della vita e stare dalla parte dei poveri, degli sfruttati, delle vittime della violenza e della guerra, di chi soffre nel corpo e nello spirito. È stato questo un passaggio che ha superato il perimetro della catechesi per assumere un valore politico e diplomatico, soprattutto in una fase segnata da conflitti aperti e da tensioni crescenti tra la Santa Sede e la Casa Bianca.
Il Papa ha insistito su un punto: la Chiesa non annuncia sé stessa. Tutto, nelle sue parole, deve rimandare alla salvezza in Cristo. Da qui nasce il compito di denunciare il male “in tutte le sue forme” e di testimoniare, con parole e opere, un Regno di giustizia, amore e pace. La pace, dunque, non resta un richiamo astratto. Diventa criterio di giudizio sulla storia, sulle scelte dei governi, sulle ferite prodotte dalla violenza e sulle responsabilità di chi può agire.
Rubio in Vaticano
Il discorso arriva alla vigilia di un passaggio diplomatico delicato. Oggi in Vaticano è atteso il Segretario di Stato americano Marco Rubio, che incontrerà prima il Pontefice e poi il Segretario di Stato vaticano, Cardinale Pietro Parolin. La missione avviene dopo nuove frizioni tra Washington e la Santa Sede, riaccese dall’attacco di Donald Trump al Pontefice.
Ricordiamo che il Tycoon ha accusato il Vescovo di Roma di “mettere in pericolo molti cattolici e molte persone” per sostenere inoltre che il Santo Padre sarebbe favorevole a un Iran dotato di armi nucleari. Ma di una cosa Trump può stare certo: il Vaticano non ha certo bisogno di alzare i toni per marcare la distanza. Le parole pronunciate in piazza San Pietro tracciano già una linea: il rifiuto della guerra e della violenza non può dipendere dalla convenienza del momento né dalle pressioni delle cancellerie. La Santa Sede si prepara così al confronto con gli Stati Uniti tenendo insieme due piani: quello morale, che chiede parole nette contro la guerra, e quello diplomatico, che impone prudenza, dialogo e ricerca di spazi negoziali.
Ma Leone XIV non si è rivolto solo al mondo esterno: sempre ieri ha richiamato la Chiesa alla consapevolezza dei propri limiti. Le istituzioni ecclesiali, ha detto, devono riconoscere con umiltà la loro fragilità e caducità. Nessuna struttura può essere assolutizzata. Ogni forma storica della Chiesa, proprio perché vive nel tempo, ha bisogno di conversione, rinnovamento, riforma e rigenerazione delle relazioni.
Viaggio in Spagna a giugno
Questa impostazione troverà una nuova prova nel viaggio apostolico in Spagna, in programma dal 6 al 12 giugno 2026. Il programma prevede tappe a Madrid, Barcellona, Montserrat, Gran Canaria e Tenerife. Il Santo Padre incontrerà i reali di Spagna, le autorità, il governo, il Parlamento, i vescovi, i giovani e rappresentanti del mondo della cultura, dell’arte, dell’economia e dello sport. Accanto agli appuntamenti istituzionali, però, il viaggio riserva spazio ai luoghi della fragilità sociale. A Madrid il Pontefice visiterà il progetto sociale ‘Cedia 24 Horas’ e parteciperà a una veglia con i giovani. A Barcellona entrerà nel centro penitenziario Brians 1, incontrerà le realtà di carità diocesane e celebrerà la Messa nella Sagrada Família, dove sarà inaugurata la torre di Gesù Cristo. Nelle Canarie, invece, il viaggio assumerà un forte significato sul tema migratorio: il Papa incontrerà realtà di accoglienza nel porto di Arguineguín, i migranti del centro ‘Las Raíces’ e le esperienze di integrazione a Tenerife.





