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Volodymyr Zelensk, Presidente dell’ Ucraina

Ucraina, Kiev accusa: “1820 violazioni della tregua”, 12 morti a Zaporizhzhia

Zelensky: “Mosca rifiuta il cessate il fuoco”. Sybiha denuncia “108 droni e 3 missili”. Mosca replica con 53 droni abbattuti e accusa Kiev per 5 morti in Crimea. Telefonata Rubio-Lavrov, ma Kiev minaccia: “Nessun motivo per rispettare la tregua del 9 maggio”
giovedì, 7 Maggio 2026
2 minuti di lettura

La tregua unilaterale proclamata da Kiev, anticipando quella annunciata da Mosca per l’8 e 9 maggio, è stata accompagnata da intensi combattimenti su entrambi i fronti. Secondo il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, la Russia avrebbe violato il cessate il fuoco “1820 volte” già nelle prime ore dall’entrata in vigore. Zelensky ha riferito che le forze russe hanno condotto “quasi 30 attacchi”, con “oltre 20 raid aerei e più di 70 bombe sganciate”, mentre le difese ucraine dichiarano di aver abbattuto “quasi 90 droni da combattimento”. “L’esercito russo ha continuato a condurre operazioni militari attive e bombardamenti terroristici”, ha affermato, aggiungendo che “la scelta della Russia è un evidente rifiuto della tregua”. Kiev ha indicato che una decisione su come procedere sarà presa in serata, sulla base dei rapporti militari e dell’intelligence. Tra le aree colpite figurano Dnipro, Zaporizhzhia e Kramatorsk.

Attacchi e bilancio delle vittime

Il ministro degli Esteri Andrij Sybiha ha denunciato il lancio notturno di “108 droni e tre missili” russi, accusando Mosca di aver “nuovamente ignorato un appello realistico e ragionevole alla cessazione delle ostilità”. Il ministero della Difesa russo riferisce di aver abbattuto 53 droni ucraini su diverse regioni e sul Mar Nero. Il bilancio delle vittime cresce. A Zaporizhzhia raid russi hanno causato almeno 12 morti. Nella regione di Sumy una donna è stata uccisa in un attacco con droni su una scuola dell’infanzia; colpite anche infrastrutture industriali.

Nella stessa area un uomo di 69 anni è morto dopo aver calpestato una mina, probabilmente sganciata da un drone secondo le autorità locali. A Energodar, sede della centrale nucleare di Zaporizhzhia, le autorità locali denunciano attacchi ucraini contro edifici amministrativi e residenziali, senza danni all’impianto. Nella regione occupata di Kherson fonti filorusse parlano di due civili uccisi da bombardamenti ucraini, senza prove indipendenti. In Crimea, sotto controllo russo, un attacco attribuito a Kiev ha provocato cinque morti a Dzhankoi, secondo le autorità locali guidate da Sergey Aksyonov e il ministero degli Esteri russo.

Escalation verbale tra Mosca e Kiev

Le accuse reciproche si accompagnano a un’escalation verbale. La portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova ha denunciato la “furia neonazista” di Kiev, definendo l’attacco in Crimea “un atto di terrorismo”. Il vicepresidente del Consiglio di sicurezza Dmitry Medvedev ha affermato che Mosca garantirà la propria sicurezza “infondendo paura primordiale in Europa”, respingendo l’ipotesi di una pace imposta con la forza. Sul piano diplomatico emergono segnali contraddittori. Ieri il segretario di Stato americano Marco Rubio ha parlato con il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov della guerra in Ucraina e delle relazioni bilaterali. Da Kiev filtrano però posizioni più rigide: “non vediamo il motivo di rispettare il cessate il fuoco per la parata”, ha dichiarato un alto funzionario al Kyiv Independent. “A Putin interessano solo le parate militari, non le vite umane”, ha aggiunto Andrij Sybiha, chiedendo maggiore pressione internazionale su Mosca.

Posizioni europee e Nato

Il conflitto produce effetti anche sul piano internazionale. Il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul ha definito il principio dell’unanimità nell’Unione europea “un pericolo esistenziale”, sottolineando che “è una questione di vita o di morte”, come dimostra la guerra in Ucraina. Dalla Polonia, il ministro della Difesa Władysław Kosiniak-Kamysz ha chiesto di anticipare al 2030 l’obiettivo Nato del 5 per cento del Pil destinato alla difesa. Un rapporto dell’intelligence polacca segnala inoltre un’evoluzione delle operazioni russe in Europa: dal reclutamento di agenti occasionali alla creazione di “cellule di sabotaggio complesse” composte da professionisti, spesso con esperienza militare o nei servizi di sicurezza. Secondo Varsavia si tratta di una “guerra non dichiarata” contro l’Occidente, con oltre 150 incidenti dall’inizio del conflitto.

Segnali di distensione e proteste

Si registrano anche segnali limitati di distensione. Volodymyr Zelensky ha annunciato che l’Ungheria ha restituito “fondi e valori” sequestrati a marzo a Oschadbank, definendo l’operazione “un passo costruttivo e civile” nelle relazioni bilaterali. Sul piano simbolico, la guerra è arrivata anche alla Biennale di Venezia, dove attiviste dei collettivi Pussy Riot e Femen hanno protestato davanti al padiglione russo con bandiere ucraine e slogan contro Mosca. Il conflitto, alla vigilia della parata del 9 maggio, resta lontano da una tregua reale.

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