Ieri a Gemona il Friuli è tornato al 6 maggio 1976, alla scossa che cambiò la storia di una terra e costrinse l’Italia a misurarsi con una delle sue prove più dure. Cinquant’anni dopo Sergio Mattarella e Giorgia Meloni hanno partecipato alla commemorazione del sisma davanti al Consiglio regionale straordinario del Friuli Venezia Giulia. Non solo una cerimonia della memoria, ma il richiamo a una responsabilità che riguarda il presente: come si affrontano le emergenze, come si ricostruisce, come si tiene insieme una comunità quando tutto sembra crollare.

Il Presidente della Repubblica ha parlato a chi quel dolore lo ha vissuto e a chi lo ha ereditato come memoria collettiva. Il terremoto, ha ricordato, non fu “un avvenimento qualsiasi”, ma una frattura nella storia di questi territori e dell’intero Paese. Eppure, dalla desolazione nacque una risposta che ancora oggi viene indicata come modello: popolazioni, istituzioni, militari, vigili del fuoco e volontari seppero reagire con una forza che il Capo dello Stato ha collegato alla cultura e al carattere della gente friulana.
Nelle prime ore dopo la scossa, l’Esercito e i vigili del fuoco salvarono vite, soccorsero feriti, riportarono fiducia. Accanto a loro arrivarono giovani da ogni parte d’Italia, spesso in paesi che non avevano mai visto. In quella mobilitazione, ha sottolineato Mattarella, emerse una delle risorse più solide del Paese: il senso di unità nei momenti difficili.
Intervento pubblico
Da quella tragedia nacque anche una nuova idea di intervento pubblico. Il Friuli mise in relazione Stato, amministrazioni locali, forze sociali e volontariato. Quella rete divenne la premessa della Protezione Civile italiana, non soltanto come macchina del soccorso, ma come sistema capace di collegare istituzioni, territori e cittadini. Qui si inserisce il nodo della prevenzione. Per Mattarella l’eredità del Friuli non riguarda solo la capacità di intervenire dopo la calamità. Riguarda anche il dovere di agire prima. Di fronte alle sfide della natura, ha spiegato, non basta mitigare gli effetti dei disastri: occorre prevenirli, per quanto possibile, con scelte attente agli equilibri degli ecosistemi e alle trasformazioni che l’uomo ha prodotto nei territori. La Protezione Civile, nata anche da quella esperienza, porta quindi con sé una lezione precisa: il soccorso salva vite, ma la prevenzione riduce il rischio che quelle vite vengano esposte alla catastrofe.

Il Capo dello Stato ha poi richiamato il valore della ricostruzione. I borghi furono rimessi in piedi “dove erano e come erano”, scelta che preservò memoria, identità e legame con i luoghi. Ma non si trattò solo di ricostruire muri. I risultati di quella stagione divennero una leva per lo sviluppo economico e sociale dei decenni successivi, fino a fare del Friuli uno dei motori del Nord-Est.
Da Gemona Mattarella ha allargato lo sguardo alle crisi di oggi: guerre, squilibri, volontà di sopraffazione. Il futuro, ha detto, non è mai scritto in partenza; dipende dalle scelte di persone e comunità. Da qui l’invito a non lasciarsi “fuorviare nel cammino” del progresso, della solidarietà e della coesione. Un messaggio che, nel 2026 dei 160 anni dalla riunione all’Italia del Veneto e dello storico territorio friulano, assume anche il valore di un patto civile.
Tra orgoglio e paura

Giorgia Meloni ha posto l’accento sull’orgoglio che seguì alla paura. Dopo la scossa, ha ricordato il Premier, il tempo del dolore fu breve perché non c’era spazio per la commiserazione: bisognava agire. I friulani, ha detto, trasformarono una tragedia in un metodo, fino a costruire il “modello Friuli”, indicato come il miglior esempio di ricostruzione post sismica conosciuto dall’Italia. Il Primo Ministro ha ricordato Giuseppe Zamberletti, Commissario dell’emergenza, come figura decisiva nella nascita di quella risposta. La sua intuizione fu quella di far lavorare insieme cittadini, istituzioni e Stato, ognuno con il proprio compito. Da lì prese forma il sistema di Protezione Civile che l’Italia conosce oggi e che, secondo Meloni, resta un riferimento anche nei nuovi scenari di crisi.





