L’UNICEF ha lanciato un avvertimento durissimo: l’Afghanistan potrebbe perdere fino a 25.000 operatrici sanitarie e insegnanti, una prospettiva che metterebbe in ginocchio due dei settori più fragili del Paese. L’allarme arriva mentre le restrizioni imposte alle donne continuano a limitare drasticamente la loro possibilità di lavorare, muoversi e formarsi, creando un effetto domino che rischia di privare milioni di persone dei servizi essenziali.
Secondo l’agenzia delle Nazioni Unite, la presenza femminile è indispensabile soprattutto nelle aree rurali, dove molte famiglie accettano cure mediche solo da personale donna e dove l’istruzione delle bambine dipende quasi esclusivamente da insegnanti femminili. La loro scomparsa dal sistema significherebbe un collasso immediato: cliniche senza personale, scuole chiuse, comunità isolate e un aumento drammatico della mortalità materna e infantile. Gli operatori umanitari denunciano che molte professioniste sono già state costrette a lasciare il lavoro o a operare in condizioni sempre più precarie, senza garanzie di sicurezza e con stipendi irregolari.
L’UNICEF avverte che, senza un cambiamento politico e senza un sostegno internazionale più incisivo, il Paese rischia di perdere un’intera generazione di lavoratrici qualificate, formate in anni di investimenti e programmi di cooperazione. La crisi si inserisce in un contesto economico già devastato, con famiglie allo stremo e servizi pubblici al limite del collasso. Per l’UNICEF, proteggere queste 25.000 operatrici non è solo una questione di diritti, ma una condizione necessaria per evitare che l’Afghanistan precipiti in una crisi umanitaria ancora più profonda.





