Le autorità talebane hanno accusato il Pakistan di aver condotto una serie di attacchi con mortai e razzi contro villaggi situati lungo la linea di confine nelle province orientali dell’Afghanistan, causando quattro morti e almeno settanta feriti. L’episodio, avvenuto nelle ultime ore in un’area già segnata da tensioni ricorrenti, rappresenta uno dei più gravi scambi di fuoco degli ultimi mesi tra i due Paesi. Secondo la versione fornita dai talebani, i colpi avrebbero colpito zone abitate, danneggiando abitazioni e strutture civili.
Le autorità locali hanno parlato di “attacco ingiustificato” e hanno accusato Islamabad di mettere in pericolo la popolazione afghana. Il Pakistan, dal canto suo, non ha rilasciato dichiarazioni immediate, ma in passato ha spesso giustificato operazioni simili come risposte a presunte infiltrazioni di gruppi armati ostili provenienti dal territorio afghano. La regione di confine è da tempo teatro di frizioni, alimentate dalla presenza di milizie transfrontaliere e da una linea di demarcazione — la Durand Line — che Kabul non ha mai riconosciuto formalmente. Gli scambi di artiglieria, sebbene non quotidiani, sono diventati più frequenti dopo il ritorno al potere dei talebani nel 2021, con ciascuna parte che accusa l’altra di tollerare gruppi armati responsabili di attacchi oltre frontiera.
L’episodio rischia di aggravare ulteriormente un rapporto già fragile. Organizzazioni umanitarie presenti nell’area hanno espresso preoccupazione per l’aumento delle vittime civili e per la difficoltà di portare assistenza in zone dove la sicurezza è estremamente precaria. In un contesto regionale segnato da instabilità e sospetti reciproci, anche un singolo incidente può trasformarsi in un detonatore politico. E il bilancio di queste ultime ore mostra quanto la frontiera tra Afghanistan e Pakistan resti una delle più delicate dell’Asia meridionale.





