La decisione del Pakistan di autorizzare l’Iran a parcheggiare alcuni velivoli militari nei propri aeroporti ha sollevato interrogativi sulla reale neutralità di Islamabad nel conflitto in corso tra Teheran e Stati Uniti. Secondo fonti governative pakistane, l’accordo sarebbe stato presentato come una misura “temporanea e logistica”, ma la mossa rischia di incrinare l’immagine del Paese come mediatore affidabile in una fase di forte instabilità regionale.
Il governo pakistano, che nelle ultime settimane ha cercato di posizionarsi come interlocutore privilegiato tra Washington e Teheran, sostiene che l’autorizzazione riguardi esclusivamente operazioni di manutenzione e rifornimento, senza alcun coinvolgimento in attività militari offensive.
Tuttavia, funzionari USA hanno espresso preoccupazione per la possibilità che gli aeroporti pakistani diventino retrovie operative per l’aviazione iraniana, proprio mentre gli Stati Uniti intensificano la pressione diplomatica e militare sulla Repubblica islamica.
Teheran ha accolto con favore la decisione, definendola “un gesto di cooperazione tra Paesi vicini”, mentre i media iraniani hanno sottolineato che la presenza dei velivoli è parte di una strategia difensiva. Ma per molti osservatori, il Pakistan si trova ora in una posizione delicata: da un lato dipende dagli aiuti economici occidentali e dalla cooperazione militare con Washington; dall’altro non può permettersi di compromettere i rapporti con l’Iran, partner energetico e attore chiave lungo il confine baluchistano. All’interno del Pakistan, la scelta ha generato un dibattito acceso.
Alcuni parlamentari denunciano il rischio di trascinare il Paese in un conflitto che non gli appartiene, mentre altri sostengono che Islamabad debba mantenere una politica estera autonoma, anche a costo di irritare gli Stati Uniti. La vicenda arriva in un momento in cui il governo pakistano tenta di consolidare la propria fragile stabilità interna e di evitare nuove tensioni con i vicini.





