Le autorità iraniane hanno annunciato l’esecuzione di un uomo condannato per spionaggio a favore della CIA statunitense e del Mossad israeliano, in un caso che riaccende le tensioni tra Teheran e le potenze occidentali.
Secondo il ministero della Giustizia, il detenuto — identificato solo con le iniziali M.R. — sarebbe stato riconosciuto colpevole di aver trasmesso informazioni militari e di sicurezza riguardanti installazioni strategiche iraniane. La condanna, eseguita nel carcere di Evin, arriva dopo un processo durato mesi e condotto a porte chiuse.
Le autorità sostengono che l’uomo avrebbe ricevuto pagamenti in criptovalute e istruzioni da agenti stranieri per raccogliere dati su programmi missilistici e operazioni dei Guardiani della Rivoluzione.
I media statali hanno definito l’esecuzione “un atto di difesa nazionale contro l’infiltrazione straniera”. Washington e Tel Aviv non hanno rilasciato commenti ufficiali, ma fonti diplomatiche occidentali hanno espresso preoccupazione per la mancanza di trasparenza nel processo e per l’uso crescente della pena di morte in Iran per reati di sicurezza.
Organizzazioni per i diritti umani denunciano che le accuse di spionaggio vengono spesso utilizzate per colpire dissidenti o cittadini con doppia nazionalità. L’episodio si inserisce in un contesto di crescente tensione regionale: l’Iran è sotto pressione per il suo sostegno ai gruppi armati in Medio Oriente e per le recenti operazioni militari contro Israele.
L’esecuzione di un presunto agente occidentale rischia di complicare ulteriormente i rapporti con gli Stati Uniti, già deteriorati dopo le nuove sanzioni imposte a Teheran. Il governo iraniano, tuttavia, rivendica la legittimità dell’azione, sostenendo che “nessuna nazione può tollerare il tradimento dei propri segreti di Stato”.
Un messaggio che, nel linguaggio della Repubblica islamica, suona come un avvertimento diretto a chiunque sia sospettato di collaborare con potenze straniere.





