Nuovo stop nei contatti tra Stati Uniti e Iran, mentre sul terreno restano alte le tensioni tra Libano, Gaza e Cisgiordania. Il presidente americano Donald Trump ha annunciato di aver cancellato il viaggio in Pakistan del genero Jared Kushner e dell’inviato speciale Steve Witkoff, giudicando insufficiente l’ultima proposta iraniana.
“L’Iran ci ha consegnato un documento che non era abbastanza e dopo che ho cancellato il viaggio in 10 minuti ce ne ha mandato un altro migliore”, ha dichiarato prima di salire sull’Air Force One. Trump ha poi ribadito una linea muscolare anche sul conflitto in corso: “La guerra con l’Iran finirà presto e noi saremo vittoriosi”. E ancora: “Se l’Iran vuole parlare, può chiamarci.
Lo faremo per telefono”. Trump ha aggiunto che Washington ritiene di avere “tutte le carte” nel confronto con Teheran e che la pressione americana resterà elevata finché non emergeranno proposte ritenute credibili. Secondo fonti pakistane, non esistono al momento piani immediati per il ritorno dei negoziatori americani a Islamabad, anche se la mediazione del Pakistan prosegue. Al momento, secondo fonti diplomatiche citate dai media internazionali, non esiste ancora una data certa per un nuovo round negoziale diretto o indiretto tra le parti.
La risposta iraniana
Dal fronte iraniano, il presidente Massoud Pezeshkian ha respinto ogni ipotesi di trattativa sotto coercizione. In un colloquio con il premier pakistano Shehbaz Sharif ha affermato che Teheran non condurrà “negoziati forzati” sotto minacce statunitensi e che una svolta sarà difficile senza la fine delle “azioni ostili” e delle pressioni operative, incluso il blocco delle navi dirette ai porti iraniani.
Sul piano diplomatico il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha intensificato le missioni regionali. Dopo i colloqui a Muscat con il sultano dell’Oman Haitham bin Tariq, è arrivato ieri a Islamabad per una seconda visita in due giorni, prima di una prevista tappa a Mosca. Il doppio passaggio tra Oman e Pakistan viene letto come il tentativo iraniano di mantenere aperti più canali diplomatici mentre i colloqui con Washington restano in stallo. In parallelo ha avuto colloqui telefonici con il ministro saudita Faisal bin Farhan e con il collega turco Hakan Fidan. Ankara ha fatto sapere di poter partecipare a future operazioni di sminamento dello Stretto di Hormuz in caso di accordo di pace.
Petrolio e mosse di Mosca
Intanto Mosca avverte che la crisi energetica produrrà effetti duraturi. Il vicepremier russo Alexander Novak ha dichiarato che serviranno “diversi mesi” perché il mercato petrolifero torni ai livelli precedenti anche in caso di riapertura di Hormuz. “Un’enorme quantità di barili di petrolio non ha raggiunto il mercato e un gran numero di navi si è accumulato nello Stretto”, ha detto.
Gli effetti della crisi si vedono già in Asia. In Giappone è arrivato il primo carico di greggio statunitense dall’inizio del conflitto, 910 mila barili destinati alla raffineria di Chiba, nell’ambito della diversificazione delle forniture energetiche.Sul mare continua anche la pressione americana contro il traffico iraniano. Il Comando Centrale Usa ha riferito di aver intercettato nel Mar Arabico una petroliera della cosiddetta “flotta ombra” iraniana, ordinandole il rientro sotto scorta. Washington sostiene inoltre di aver respinto 37 navi dall’inizio del blocco navale.
Libano, nuovi raid
Nel frattempo il fronte libanese resta instabile. Israele ha colpito nuovamente il sud del Libano dopo aver diffuso avvisi di evacuazione in diversi villaggi delle aree di Nabatiyé e Bint Jbeil. Hezbollah ha rivendicato due attacchi contro soldati israeliani a Taybeh e ha accusato Tel Aviv di violare ripetutamente il cessate il fuoco entrato in vigore il 17 aprile. In una nota, il movimento sciita ha definito le proprie azioni “una risposta legittima alle persistenti violazioni del cessate il fuoco”.
Gaza e Cisgiordania
Nella Striscia di Gaza, secondo il ministero della Salute locale, undici persone sono arrivate morte negli ospedali nelle ultime 24 ore dopo raid separati. L’agenzia Wafa riferisce inoltre di due uomini uccisi in un attacco con drone a sud est di Gaza City e di una donna colpita mortalmente nell’area di Khan Younis. In Cisgiordania prosegue infine lo spoglio delle elezioni comunali svoltesi venerdì, con affluenza attorno al 56 per cento.
A Deir al Balah, nella Striscia centrale, si è votato per la prima volta dal 2006, ma con partecipazione limitata al 23 per cento. I primi risultati indicano un vantaggio delle liste sostenute da Fatah, che ha parlato di “schiacciante vittoria”.





