La sospensione per un mese della ‘Lega tunisina per i diritti umani’, una delle organizzazioni più antiche del continente e parte del Quartetto premiato con il Nobel per la pace nel 2015, segna un ulteriore passo nella crescente pressione esercitata dal governo sulla società civile. L’ordine, notificato dalle autorità tunisine, è stato definito dal gruppo “una grave e arbitraria violazione della libertà di associazione” e “un attacco diretto” a una delle conquiste democratiche più significative del Paese.
Il presidente Kais Saied ha più volte denunciato i finanziamenti esteri alle ONG come una minaccia alla stabilità nazionale, alimentando una narrativa che dipinge attivisti e oppositori come agenti al servizio di interessi stranieri. La Lega, nel suo comunicato, ha sottolineato che la misura non può essere interpretata isolatamente, ma come parte di una strategia più ampia volta a ridurre lo spazio delle voci indipendenti. L’organizzazione ha annunciato un ricorso in tribunale e ha ribadito l’impegno a difendere le vittime di violazioni dei diritti umani senza discriminazioni.
La sospensione segue provvedimenti analoghi adottati lo scorso anno contro ONG impegnate nella tutela dei migranti e dei diritti delle donne. Parallelamente, cresce la pressione sui media: il giornalista Zied El-Heni è stato trattenuto per 48 ore a causa di un post sui social, mentre centinaia di persone, secondo il sindacato dei giornalisti, affrontano procedimenti per contenuti ritenuti “inappropriati”.
Anche il giornale investigativo Inkyfada dovrà comparire in tribunale l’11 maggio, mentre procede lo scioglimento dell’associazione che lo pubblica. Questi sviluppi alimentano le preoccupazioni dei difensori dei diritti umani, che denunciano un clima di repressione crescente da quando Saied ha consolidato il proprio potere nel 2021, prendendo di mira sistematicamente media indipendenti, attivisti e organizzazioni accusate di minare gli interessi nazionali della Tunisia.





