Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha ufficialmente archiviato l’indagine sul presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, chiudendo un capitolo che per mesi aveva alimentato speculazioni sul comportamento etico dei vertici della banca centrale. L’inchiesta, avviata per verificare eventuali violazioni delle norme sul conflitto d’interessi, riguardava operazioni finanziarie compiute da alcuni funzionari della Fed durante periodi di forte volatilità dei mercati. Secondo quanto comunicato da fonti governative, gli investigatori non hanno riscontrato prove di condotte improprie o di uso di informazioni riservate a fini personali.
La decisione di archiviare il caso arriva dopo un’analisi approfondita dei movimenti finanziari e delle comunicazioni interne dell’istituzione. Powell, che aveva sempre negato qualsiasi coinvolgimento in attività irregolari, ha ribadito la piena collaborazione con le autorità e la volontà di mantenere la trasparenza come principio guida della Federal Reserve. L’indagine aveva suscitato particolare attenzione per il suo potenziale impatto sulla credibilità della banca centrale, in un momento in cui la politica monetaria statunitense è sotto pressione per bilanciare inflazione e crescita economica.
Il Dipartimento di Giustizia ha precisato che la chiusura dell’inchiesta non implica un allentamento dei controlli: le regole interne sulla gestione dei conflitti d’interesse saranno ulteriormente rafforzate, con nuove linee guida per i dirigenti e obblighi di rendicontazione più stringenti. L’archiviazione è stata accolta con sollievo dai mercati, che temevano ripercussioni sulla stabilità istituzionale della Fed. Gli analisti sottolineano che la conclusione dell’indagine restituisce piena fiducia all’operato di Powell, considerato una figura chiave nel mantenimento dell’equilibrio economico globale.





