Una donna di 34 anni ad alto rischio di sviluppare diabete di tipo 1 è la prima paziente adulta trattata in Italia con Teplizumab all’Ospedale Papa Giovanni XXIII. La terapia, basata su un anticorpo monoclonale, mira a ritardare l’insorgenza clinica della malattia. Il trattamento, somministrato per 14 giorni tramite infusione endovenosa, è stato ben tollerato, con effetti collaterali lievi. Dopo il periodo di osservazione, la paziente è stata dimessa in buone condizioni e proseguirà i controlli nei prossimi mesi per valutarne l’efficacia.
Teplizumab agisce sul sistema immunitario riducendo l’attacco alle cellule pancreatiche che producono insulina. Studi internazionali indicano che può posticipare l’esordio del diabete di tipo 1 di circa due anni. Il farmaco è già stato approvato negli Stati Uniti dalla Food and Drug Administration nel 2022 e ha ricevuto l’autorizzazione europea dall’European Medicines Agency nel gennaio 2026.
In Italia il trattamento è disponibile, in attesa del via libera dell’AIFA, solo per pazienti selezionati in fase precoce della malattia e previa autorizzazione etica.





