Con l’arrivo a Roma, Papa Leone XIV ha concluso il suo lungo viaggio apostolico in Africa. L’ultima tappa si è svolta nella capitale della Guinea Equatoriale, dove il Pontefice ha celebrato la Messa davanti a circa 30mila fedeli, ricevendo l’accoglienza ufficiale del presidente Obiang.
“Porto con me un tesoro inestimabile di fede e speranza”, ha dichiarato al termine della celebrazione. Parole pronunciate a braccio, dense di gratitudine: “È arrivato il momento di salutarvi: concludo il viaggio in Africa, che Dio mi ha consentito di realizzare”.
Il Papa ha ringraziato il popolo locale e le autorità civili, sottolineando il valore spirituale dell’esperienza vissuta: “Cristo è la luce della Guinea e voi siete il sale della terra e la luce del mondo”.
Eredità spirituale della Chiesa
Nel bilancio del viaggio, Leone XIV ha insistito sul significato ecclesiale della visita: un patrimonio umano e spirituale che arricchisce il suo ministero.
“Porto con me un tesoro pieno di testimonianza, gioia e sofferenze”, ha affermato, auspicando che l’Africa continui a contribuire “alla santità e alla missionarietà del popolo cristiano”.
Il Signore sostiene il nostro impegno
Nel corso dell’omelia, il Pontefice ha richiamato il rischio di una fede ripiegata su sé stessa, citando l’esortazione apostolica Evangelii gaudium di Papa Francesco:
“Quando la vita interiore si chiude nei propri interessi, non vi è più spazio per gli altri”.
Da qui l’invito a lasciarsi sostenere dall’amore di Dio, soprattutto nell’impegno per la giustizia e la solidarietà.
Liberarsi dalla schiavitù del male
Un altro passaggio centrale dell’omelia ha riguardato il tema della libertà cristiana.
“Attraverso la Pasqua di Gesù ogni popolo viene liberato dalla schiavitù del male”, ha ricordato Leone XIV, sottolineando come la fede rappresenti una scelta tra disperazione e speranza.
“La nostra fame di vita e di giustizia trova ristoro nella parola di Gesù”, ha aggiunto, richiamando il valore salvifico dell’Eucaristia.
L’illusione della ricchezza
Forte anche il richiamo contro l’illusione della ricchezza. Il Papa ha commentato l’episodio evangelico del viandante, descrivendolo come “un uomo ricco, ma schiavo”.
Una riflessione sulla condizione umana: possedere beni e potere non significa essere liberi. “Le sue energie sono a servizio di un potere che lo domina”, ha osservato, indicando una schiavitù non solo sociale ma anche interiore.
Il ricordo di monsignor Nsue Esono
All’inizio dell’omelia, il Pontefice ha voluto ricordare Fortunato Nsue Esono, scomparso improvvisamente il 17 aprile a soli 39 anni.
“Confido che si faccia piena luce sulle circostanze della sua morte”, ha dichiarato, riferendosi al decesso avvenuto nella sua residenza nella parrocchia di Nostra Signora di Bisila, nel quartiere Paraíso.
Un ricordo che ha aggiunto una nota di commozione alla celebrazione conclusiva, pochi giorni dopo la morte del giovane sacerdote.
Una missione che lascia un segno
Si chiude così una missione intensa, segnata da incontri, celebrazioni e messaggi forti. L’Africa, nelle parole di Papa Leone XIV, non è solo destinataria di evangelizzazione, ma protagonista viva della Chiesa universale: custode di una fede capace di generare speranza anche nelle prove più difficili.





