Non è solo una semplice ricorrenza quella che si avvicina. Ieri, antivigilia del 25 aprile, Sergio Mattarella ha riportato la Festa di Liberazione dentro il presente e ne ha rilanciato il significato in un contesto segnato da guerre e tensioni internazionali. Insomma, in un momento geopolitico assai complicato come quello di oggi. E dunque nel corso dell’incontro al Quirinale con le associazioni combattentistiche e d’arma, il Capo dello Stato ha richiamato i valori della Resistenza come riferimento per leggere l’attualità e misura per orientare le scelte della Repubblica. Il Presidente ha legato la memoria di quella stagione alla Costituzione, che ha definito quale luogo in cui quei prìncipi trovano forma. Libertà, giustizia, pace e democrazia non appartengono a un passato chiuso, il pensiero del Capo dello Stato, ma restano il fondamento della convivenza civile e della presenza dell’Italia nel contesto internazionale. Una condizione, ha spiegato, ottenuta a caro prezzo e che impone una responsabilità quotidiana.
Il discorso si è spostato poi sul quadro globale, e quindi in generale sulle guerre che stanno sconvolgendo il mondo. In molte aree del mondo, ha osservato Mattarella, uomini, donne e bambini vivono sotto il peso della guerra o di regimi che negano diritti fondamentali. Libertà di espressione e possibilità di scegliere il proprio destino risultano compromesse, mentre il diritto internazionale viene violato e quello umanitario ignorato. Sono scenari che colpiscono popolazioni civili e mettono in discussione l’ordine costruito dopo la seconda guerra mondiale.
Violenza e instabilità
Da qui il monito più netto. Quando prevale la logica della forza, il sistema internazionale si espone a una spirale di conflitti: “La legge del più forte crea barbarie”, il je accuse del Presidente che ha indicato il rischio di una condizione segnata da violenza e instabilità. Il richiamo al rifiuto del totalitarismo assume così un valore diretto, legato alle dinamiche attuali. La Resistenza, ha ricordato, segnò una svolta nella storia italiana. In quel passaggio il Paese ritrovò un riscatto morale e civile, fondato sul coraggio di donne e uomini che difesero la dignità della persona. Quei valori non restano confinati nella memoria, ma continuano a orientare la vita pubblica. La Costituzione ne rappresenta la traduzione concreta.
Nel suo intervento è emerso anche il tema della trasmissione. Le associazioni presenti al Colle custodiscono una memoria che riguarda l’intera comunità nazionale. Il loro impegno mantiene un legame tra generazioni e offre ai più giovani strumenti per comprendere il significato dei diritti. Educare alla memoria, ha aggiunto Mattarella, significa formare cittadini consapevoli.
Riflessione collettiva
Il 25 aprile, quindi, non si esaurisce nella celebrazione. Diventa un momento di riflessione collettiva e di coesione nazionale. Un passaggio che invita a misurarsi con la storia e con le sfide del presente. Per questo il Presidente ha annunciato che domani si recherà a San Severino Marche, città insignita della Medaglia d’Oro al Merito Civile per il contributo offerto alla lotta di Liberazione. Nel messaggio del Capo dello Stato si sono intrecciate memoria e attualità. Da un lato il ricordo di quanti hanno combattuto e sacrificato la vita per restituire libertà al Paese, dall’altro la consapevolezza di un contesto internazionale instabile. Il filo che unisce questi elementi passa attraverso i principi della Costituzione.
Il richiamo finale ha riguardato l’impegno della Repubblica. Libertà e pace non rappresentano conquiste definitive, ma beni che richiedono attenzione e difesa. Alla vigilia del 25 aprile, Mattarella ha quindi indicato una linea: custodire quel patrimonio e trasmetterlo alle nuove generazioni, in un tempo in cui i suoi presupposti appaiono meno scontati.





