A restare sommerso è oltre la metà dei casi: il 52% delle vittime non denuncia, spesso per vergogna o timore. Troppe app, troppe notifiche, troppi messaggi
Si presentano come messaggi urgenti, spesso allarmanti, apparentemente ufficiali. Parlano di debiti, irregolarità, sanzioni imminenti. Così, con la leva della paura, prende forma l’ennesima truffa: quella dei falsi avvisi sulla Tari. Un SMS invita a chiamare un numero o a cliccare su un link per “regolarizzare” la propria posizione. Ma dall’altra parte non c’è alcun ufficio comunale. Solo criminali organizzati, pronti a sottrarre dati e denaro.
Non è un caso isolato. Diversi Comuni italiani hanno già lanciato l’allarme nelle ultime settimane, segnalando una campagna di phishing su larga scala. È solo l’ultimo episodio di un fenomeno ormai strutturale, che tra il 2024 e i primi mesi del 2026 ha coinvolto quasi 3,9 milioni di persone, con un danno economico superiore ai 628 milioni di euro. Numeri che raccontano molto, ma non tutto.
Per vergogna la metà non denuncia
A restare sommerso è oltre la metà dei casi: il 52% delle vittime non denuncia, spesso per vergogna o timore.
Il dato più preoccupante riguarda chi viene colpito. Non esiste più un bersaglio unico: chiunque può cadere nella rete.
Chi finisce nella trappola
Eppure, alcune categorie restano drammaticamente esposte. Gli over 55 rappresentano circa il 60% delle vittime, spesso manipolati da finti operatori o messaggi costruiti ad arte. Tra gli anziani sopra i 70 anni, tre su cinque non percepiscono pienamente i rischi legati a telefonate o comunicazioni digitali. Ma il problema riguarda anche chi usa quotidianamente servizi online: clienti bancari, lavoratori, cittadini alle prese con bonus, pagamenti, notifiche.
Troppe app e notifiche complicano la vita
È qui che emerge il vero nodo: il disorientamento. Viviamo immersi in un flusso continuo di comunicazioni. Troppe app, troppe notifiche, troppi messaggi — alcuni autentici, altri no — provenienti da enti pubblici, banche, società private. Il risultato è un paradosso: strumenti nati per semplificare la vita finiscono per complicarla, creando confusione e aumentando il rischio di errore. In questo caos informativo, distinguere il vero dal falso diventa sempre più difficile.
Criminali che sfruttano sistemi credibili
I truffatori lo sanno bene e affinano continuamente le loro tecniche. Oggi non si limitano più a inviare SMS generici. Utilizzano lo spoofing per far apparire credibili i numeri telefonici, simulando quelli di banche o istituzioni. Mettono in scena telefonate dell’ “antifrode bancaria”, convincendo le vittime a compiere operazioni che in realtà trasferiscono denaro ai criminali. Inventano pratiche urgenti, pacchi bloccati, crediti da saldare. E soprattutto sfruttano le potenzialità dell’intelligenza artificiale: voci clonate, identità simulate, messaggi sempre più personalizzati.
Indifesi di fronte agli attacchi
La tecnologia, insomma, corre più veloce delle difese. E questa è la seconda grande criticità: non esiste ancora una barriera davvero efficace contro le truffe informatiche. Non per i cittadini, non per le imprese, non per i professionisti. Anche le organizzazioni più strutturate sono nel mirino. L’Italia, secondo i dati più recenti, è tra i Paesi europei più colpiti: nel solo primo semestre del 2025 si sono registrati 280 attacchi gravi, con una media di oltre 15 al giorno. Pubblica amministrazione, sanità, industria, finanza: nessun settore è escluso.
Serve una protezione coordinata
Eppure, mentre gli attacchi aumentano e si perfezionano, la percezione del rischio resta disomogenea. Da un lato c’è chi abbassa la guardia, dall’altro chi vive in uno stato di costante incertezza. In mezzo, milioni di cittadini lasciati soli, senza strumenti chiari e senza un sistema di protezione realmente coordinato.
Le raccomandazioni esistono — non cliccare sui link sospetti, non fornire codici, verificare sempre le fonti — ma non bastano più. Perché il problema non è solo comportamentale. È sistemico. Riguarda il modo in cui comunichiamo, la quantità di informazioni che riceviamo, la fiducia che riponiamo nei canali digitali.
Il conto pagato dai più deboli
La verità è che il terreno di gioco è cambiato, ma le difese non si sono adeguate. E finché non verrà costruita una risposta all’altezza — fatta di tecnologia, educazione e regole più efficaci — il rischio continuerà a gravare soprattutto sui più deboli.
In un mondo dove tutto passa da uno schermo, la sicurezza non può essere un’opzione. Deve diventare una priorità condivisa. Prima che il prossimo messaggio — apparentemente innocuo — diventi l’ennesima trappola.






Sul fatto che buona parte dei cittadini rinunci a presentare “Denuncia” la politica in particolare dovrebbe riflettere. Ormai la denuncia viene presentata solo se “obligati” per qualche procedura amministrativa o assicurativa. Nessuno perde più tempo a denunciare furti e truffe seguita da querela che fa perdere solo soldi e tempo sempre che venga recepita dagli organi preposti perchè, in alcuni casi sono proprio gli stessi a suggerire di soprassedere perchè non servirà a nulla. Questo è un Sistema Giudiziario che non ha più alcuna credibilità e allora perchè illudersi nel promuovere denuncie e querele?.