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Usa e Iran a Islamabad, negoziati difficili : Teheran diffida, Trump minaccia nuove ostilità

Usa e Iran a Islamabad, negoziati difficili : Teheran diffida, Trump minaccia nuove ostilità

sabato, 11 Aprile 2026
2 minuti di lettura

Le delegazioni di Stati Uniti e Iran sono arrivate a Islamabad per i primi negoziati diretti ufficiali tra Washington e Teheran dal 2015, anno dell’accordo sul nucleare poi abbandonato unilateralmente dagli Stati Uniti nel 2018.

A guidare la delegazione americana è il vicepresidente J.D. Vance, accompagnato dall’inviato Steve Witkoff e da altri funzionari. La delegazione iraniana, guidata dal presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf e composta da circa settanta membri, ha però frenato sull’avvio dei colloqui. “Abbiamo buone intenzioni, ma non ci fidiamo”, ha dichiarato Ghalibaf, accusando Washington di aver violato accordi precedenti e commesso “crimini di guerra”.

Secondo i media iraniani, i negoziati potrebbero iniziare solo se gli Stati Uniti accetteranno alcune precondizioni, tra cui il rilascio di beni iraniani e un cessate il fuoco in Libano. Islamabad sta tentando di convincere Teheran ad ammorbidire la propria posizione.

La linea iraniana è stata ribadita anche dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi che, in un colloquio con il collega tedesco Johann Wadephul, ha parlato di “completa sfiducia” verso gli Stati Uniti, accusati di ripetuti “tradimenti della diplomazia”. Teheran, ha aggiunto, “combatterà con tutte le sue forze” per difendere i propri interessi.

Parallelamente, il presidente americano Donald Trump ha adottato toni duri. Ha dichiarato che le forze statunitensi stanno caricando “le migliori armi mai realizzate” e ha avvertito che verranno utilizzate “in modo molto efficace” se i negoziati falliranno. Washington punta soprattutto a impedire all’Iran di sviluppare armi nucleari e alla riapertura dello Stretto di Hormuz. Trump ha anche assicurato che il passaggio marittimo verrà riaperto “con o senza la collaborazione dell’Iran”, ribadendo la disponibilità a intensificare la pressione militare.

Sul piano militare, fonti statunitensi citate dalla stampa americana sostengono che l’Iran non sarebbe in grado di rimuovere le mine nello Stretto di Hormuz, complicando la riapertura del traffico navale. Al tempo stesso, secondo l’intelligence Usa, Teheran disporrebbe ancora di migliaia di missili balistici recuperabili da strutture sotterranee.

Il ruolo della Cina

Secondo fonti diplomatiche, anche una delegazione cinese è attesa a Islamabad per fornire eventuali garanzie in caso di accordo. Il Pakistan ha inoltre invitato l’Arabia Saudita a partecipare ai colloqui, mentre il ministro degli Esteri pachistano Ishaq Dar ha esortato le parti a “impegnarsi in modo costruttivo” per una soluzione duratura.

La Cnn riferisce inoltre che la Cina starebbe valutando l’invio di nuovi sistemi di difesa aerea all’Iran, mentre resta incerta la sorte di un costoso drone americano MQ-4C Triton scomparso durante una missione di pattugliamento nello Stretto.

Libano, negoziati paralleli

Nel frattempo, Beirut e Tel Aviv hanno concordato di incontrarsi la prossima settimana a Washington per discutere un possibile cessate il fuoco. I raid israeliani nel sud del Libano continuano e hanno causato almeno tre morti, mentre in Israele sono scattate le sirene per un sospetto attacco con droni di Hezbollah. Stati Uniti e Libano avrebbero chiesto a Israele una sospensione temporanea delle operazioni per favorire i colloqui.

Anche l’Italia si muove sul piano diplomatico. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha discusso della crisi con il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, ribadendo il sostegno ai negoziati. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani è atteso lunedì a Beirut.

L’Unione europea teme le conseguenze economiche della crisi. Secondo fonti comunitarie, se Hormuz non verrà riaperto entro tre settimane, diversi aeroporti potrebbero rimanere senza carburante.

Redazione

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“La Discussione” è una testata giornalistica italiana fondata nel 1953 da Alcide De Gasperi, uno dei padri fondatori dell’Italia moderna e leader di spicco nella storia politica del nostro paese.

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