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Energia, allarme Cna: costi fuori controllo per 300mila piccole imprese

Energia, allarme Cna: costi fuori controllo per 300mila piccole imprese

Bollette e carburanti in aumento mettono a rischio 1,5 milioni di lavoratori. Senza interventi, la stangata può arrivare fino a 30 miliardi
martedì, 7 Aprile 2026
1 minuto di lettura

Per circa 300mila piccole imprese italiane, che danno lavoro a oltre 1,5 milioni di persone, i costi energetici rischiano di sfuggire di mano. Si tratta di attività in cui la spesa per energia incide in modo significativo sui costi complessivi, con percentuali che vanno dal 12 al 40%.

Un universo variegato che comprende lavanderie, centri estetici, meccatronici, autotrasportatori, imprese della ceramica, vetrerie, lavorazioni lapidee e del settore pelle. Realtà che, pur non essendo grandi consumatrici, risultano tra le più esposte ai rincari di bollette e carburanti.

Scenario grave e instabile

Secondo le stime della Cna, se le attuali quotazioni di petrolio e gas dovessero mantenersi fino a maggio, l’intero sistema produttivo si troverebbe a sostenere un aumento dei costi energetici di circa 6 miliardi di euro su base annua rispetto al 2025. Uno scenario che potrebbe aggravarsi ulteriormente: in caso di prolungamento della crisi nel Golfo fino a dicembre, la stangata complessiva salirebbe fino a 30 miliardi in più rispetto allo scorso anno.

I settori più colpiti

Tra i settori più colpiti, come già accaduto nella crisi del 2022, spiccano le tinto-lavanderie. Per queste attività l’energia ha rappresentato nel 2024 il 35% dei costi totali, con una spesa media annua di 17mila euro destinata a salire fino a 22mila per le circa 14mila imprese del comparto.

Forte esposizione anche per i centri estetici, dove l’incidenza delle bollette varia tra il 23% e il 32% a seconda delle tecnologie utilizzate, con costi annui tra 32mila e 46mila euro. Nella concia del cuoio – che conta circa 10mila imprese – l’energia elettrica pesa tra il 15% e il 20% dei costi, percentuali analoghe a quelle registrate nella lavorazione del ferro e della ceramica.

Nel settore del vetro, invece, gas ed elettricità incidono tra il 15% e il 30% in base alle lavorazioni. Per le oltre 40mila imprese della produzione di articoli da forno, la bolletta rappresenta circa il 14% dei costi totali, mentre sfiora il 20% per gli autoriparatori. Supera invece il 10% l’incidenza energetica per le circa 9mila imprese attive nella trasformazione dei materiali lapidei.

Oscillazioni delle materie prime

Più contenuto, invece, il peso dell’energia nei settori della trasformazione alimentare (circa il 7%) e della meccanica (tra il 4% e il 5%), dove a incidere maggiormente sono le oscillazioni delle materie prime, che arrivano a rappresentare circa il 30% dei costi di produzione.

Costantini: Italia vulnerabile

“L’Italia si conferma tra i Paesi europei più vulnerabili agli shock energetici”, sottolinea il presidente della Cna, Dario Costantini, “Il protrarsi del conflitto nel Golfo rischia di provocare una stangata da 30 miliardi di euro sulle imprese. Un aumento dei costi insostenibile per circa 300mila piccole realtà. Servono misure di emergenza e riforme strutturali per ridurre il prezzo dell’energia”.

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