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Cgia: “Serve un nuovo piano Ue contro il caro energia”

Cgia: “Serve un nuovo piano Ue contro il caro energia”

Richiesta a Bruxelles di un intervento strutturale sul modello Next Generation Eu. Prezzi in aumento, timori per inflazione e crescita
domenica, 5 Aprile 2026
2 minuti di lettura

Un intervento europeo strutturale per affrontare la crisi energetica e le tensioni geopolitiche. È la richiesta della Cgia che sollecita Bruxelles a superare le misure temporanee adottate finora e a definire un programma di lungo periodo sul modello del Next Generation Eu. L’obiettivo è consentire agli Stati membri, su base volontaria, di accedere a risorse comuni, tra contributi a fondo perduto e prestiti, per sostenere economie e sistemi produttivi in una fase segnata da instabilità.

Secondo l’associazione l’attuale contesto, condizionato dal conflitto in Medio Oriente, ha prodotto un aumento dei prezzi di gas, energia elettrica e carburanti, con effetti diretti sull’inflazione e sui costi di produzione. In poco più di un mese il diesel è salito del 21,2%, passando da 1,720 a 2,084 euro al litro, mentre la benzina ha registrato un incremento del 5,3%. Ancora più marcato il movimento del Brent, che nello stesso periodo ha segnato un aumento del 54,1%.

Sul fronte dell’energia il prezzo dell’elettricità è cresciuto del 14,2%, passando da 107,5 a 122,7 euro per megawattora. Il gas ha registrato un aumento del 60,2%, da 32 a 51,2 euro. Un’evoluzione che si riflette sulle bollette e sui bilanci di famiglie e imprese, con effetti più evidenti per i nuclei a reddito medio-basso e per le attività a maggiore consumo energetico.

Misure non efficaci

La Cgia evidenzia che le misure adottate dai singoli Stati non risultano efficaci perché limitate nel tempo, con impatti ridotti e senza coordinamento. Nessun Paese, da solo, dispone delle risorse necessarie per sostenere l’impatto della crisi. Per questo viene richiesta una regia europea, con strumenti comuni in grado di sostenere le economie più esposte e di garantire condizioni omogenee tra i Paesi membri.

Tra le proposte, la sospensione temporanea del Patto di stabilità per consentire interventi sul caro energia senza effetti sul rapporto deficit/Pil. L’associazione indica anche la necessità di un piano pluriennale, con durata tra cinque e sette anni, per accelerare la transizione energetica e ridurre la dipendenza dalle fonti fossili.

Sul piano operativo la Cgia propone il taglio dell’Iva sulle bollette, l’introduzione di un tetto al prezzo del gas per contenere la volatilità e un contributo sugli extraprofitti delle grandi aziende energetiche. Resta inoltre sul tavolo il disaccoppiamento tra prezzo del gas ed energia elettrica, considerato uno strumento utile per limitare l’impatto degli shock sui mercati e sui consumatori.

Tre motivi

L’associazione richiama tre motivi alla base della richiesta di un intervento europeo. Il primo riguarda la stabilità macroeconomica: l’aumento dei prezzi dell’energia si trasmette ai costi di produzione e ai prezzi finali, alimenta l’inflazione e riduce il potere d’acquisto.

Il secondo riguarda la coesione sociale, poiché il peso delle spese energetiche incide in misura maggiore sui redditi più bassi e aumenta il rischio di povertà energetica.

Il terzo riguarda il funzionamento del mercato interno: differenze tra Paesi nella capacità di intervento possono alterare la concorrenza tra imprese. Senza un coordinamento a livello europeo, le risposte restano frammentate e rischiano di ampliare le divergenze tra le economie dell’Unione. La Cgia sottolinea che una cornice comune, accompagnata da maggiore flessibilità sugli aiuti di Stato e sulle regole fiscali, può ridurre le distorsioni e garantire condizioni di parità.

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