Il decreto fiscale approvato dal Consiglio dei ministri introduce una significativa riduzione degli incentivi legati al piano Transizione 5.0. Un intervento inatteso che ha generato tensioni anche all’interno dell’esecutivo e che rischia di avere ricadute immediate sul sistema produttivo.
Dalle agevolazioni ai tagli
Le imprese che attendevano le agevolazioni, più volte annunciate dal governo, dovranno ora fare i conti con una diminuzione del 65% del credito d’imposta. Non solo: gli investimenti in impianti fotovoltaici ad alta efficienza, in particolare quelli di produzione italiana inizialmente inclusi tra le spese agevolabili, vengono esclusi dal nuovo perimetro degli incentivi.
Attesa per il vertice al ministero
Per affrontare la situazione, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, insieme al Ministero dell’Economia e delle Finanze e al Ministero per gli Affari europei, il PNRR e le Politiche di coesione, ha convocato per mercoledì 1° aprile alle ore 11, presso Palazzo Piacentini, un incontro con le principali associazioni nazionali d’impresa. L’iniziativa, spiegano fonti istituzionali, dà seguito a quanto deciso dal Consiglio dei ministri in sede di approvazione del decreto e già anticipato nel comunicato di Palazzo Chigi.
Imprese spiazzate
Dura la reazione di Confcommercio, che parla di “imprese spiazzate e in allarme per le decisioni del governo” ed esprime “forte preoccupazione per le conseguenze derivanti dalla riduzione delle coperture del bonus Transizione 5.0”.
L’utilizzo degli incentivi
“La base associativa”, sottolinea la Confederazione, “aveva accolto con grande interesse il Piano Transizione 5.0, in continuità con quanto avvenuto per il precedente 4.0”. Nei settori del terziario, tra cui ospitalità, logistica, sanità, ICT e vending, si registra infatti un utilizzo significativo degli incentivi 4.0: il 18,1% (pari a 3,3 miliardi di euro) per i beni materiali e il 28,7% (89 milioni di euro) per i beni immateriali.
Impatto negativo sugli investimenti
Le nuove misure del piano 5.0 avevano inoltre ampliato il perimetro delle spese ammissibili, favorendo un maggiore accesso agli incentivi da parte delle imprese del commercio e dei servizi. Tuttavia, conclude Confcommercio, “la riduzione di un terzo del credito d’imposta rischia di incidere in modo significativo sulle scelte di investimento, soprattutto nei comparti del terziario più orientati all’innovazione”.





