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Ucraina, Zelensky: “Meno missili per la guerra in Iran”. Madrid promette 1 miliardo nel 2026

Ucraina, Zelensky: “Meno missili per la guerra in Iran”. Madrid promette 1 miliardo nel 2026

Il presidente ucraino in Spagna, accordi su droni, radar e nuovo pacchetto di aiuti. Raid ucraini su stabilimenti aeronautici russi e attacco a Krasnodar con un morto. In Europa restano divisioni su energia e linea verso Mosca
giovedì, 19 Marzo 2026
2 minuti di lettura

La guerra in Medio Oriente rischia di produrre effetti diretti anche sul fronte ucraino, a partire dalla disponibilità di missili e sistemi di difesa aerea. In un’intervista alla BBC, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha spiegato che Kiev sta già avvertendo il contraccolpo della crisi aperta dagli attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran e dalla successiva escalation regionale. “Riceviamo meno sistemi, questo ci preoccupa”, ha detto, aggiungendo che il conflitto in corso “contribuisce ad esaurire le riserve degli Stati Uniti e la disponibilità di sistemi di difesa aerea”.

Zelensky ha collegato questa dinamica al vantaggio strategico che Mosca può ricavare dal protrarsi delle tensioni, sostenendo che “per Putin una lunga guerra è un vantaggio”. Già nei giorni scorsi Kiev aveva segnalato il rischio di una riduzione delle forniture occidentali, in particolare degli intercettori Patriot, mentre la domanda di difese aeree cresce anche nel Golfo. Reuters ha riferito che eventuali ritardi nelle consegne potrebbero aggravarsi se la guerra con l’Iran dovesse prolungarsi.

Zelensky ha rilanciato anche il messaggio politico agli alleati occidentali, invitandoli a non disperdere il sostegno a Kiev mentre l’attenzione internazionale si concentra sempre più sul Medio Oriente.

La linea del presidente ucraino è che il nuovo conflitto non può tradursi in un ridimensionamento dell’assistenza militare ed economica a un Paese che continua a subire attacchi quotidiani contro città, infrastrutture ed energia.

Madrid rafforza il sostegno a Kiev

In questo quadro si inserisce la visita di Zelensky in Spagna, dopo i colloqui avuti nel Regno Unito. A Madrid il presidente ucraino ha incontrato il premier Pedro Sánchez, che ha assicurato che la crisi mediorientale non farà venir meno l’impegno spagnolo. “Niente e nessuno ci farà dimenticare ciò che sta accadendo in Ucraina”, ha dichiarato Sánchez, annunciando un nuovo pacchetto da un miliardo di euro di aiuti militari bilaterali per il 2026.

Durante la visita sono stati inoltre firmati accordi di cooperazione industriale nel settore della difesa, con intese che riguardano droni, radar, missili e sistemi di difesa aerea. Reuters riferisce che gli accordi coinvolgono la spagnola Sener Aerospace & Defence e aziende ucraine come Fire Point, Luch e Radionix.

Zelensky ha definito la cooperazione industriale con Madrid un passaggio importante per rafforzare la capacità produttiva ucraina e la difesa aerea. Ha anche richiamato l’attenzione sul vertice europeo del 19 marzo a Bruxelles, tornando a chiedere lo sblocco del prestito Ue da 90 miliardi di euro destinato agli aiuti militari e al sostegno del bilancio ucraino. “Non c’è alternativa ai 90 miliardi”, ha detto, definendo “non giusto” il blocco mantenuto da alcuni Paesi.

Raid e controraid

Sul terreno la guerra cont

Sul piano politico resta aperto anche il fronte energetico. Il Cremlino sostiene di non aver ricevuto segnali concreti dall’Europa sulla ripresa di un dialogo sulle forniture, mentre a Bruxelles la discussione si intreccia con il rialzo dei prezzi del petrolio seguito alla guerra con l’Iran.

In questo contesto il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha ribadito che aumentare la pressione su Mosca è “un atto dovuto” per Europa e Stati Uniti. Di segno opposto le parole del premier belga Bart De Wever, che ha evocato la possibilità di una normalizzazione dei rapporti con la Russia e di un ritorno all’energia russa a basso costo.

Una linea respinta dall’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas, che ha escluso l’esistenza di un consenso europeo in quella direzione e ha avvertito che tornare al “business as usual” con Mosca significherebbe incoraggiare nuove guerre.

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