Il prezzo del petrolio è sceso sui mercati internazionali dopo che il governo iracheno ha annunciato di aver “firmato un accordo” con Ankara per riprendere le esportazioni attraverso l’oleodotto che collega i giacimenti del Kurdistan iracheno al porto turco di Ceyhan.
La notizia, confermata da funzionari del ministero del Petrolio, ha immediatamente raffreddato le tensioni che negli ultimi mesi avevano contribuito a sostenere i prezzi, alimentati da interruzioni prolungate e dispute legali tra Baghdad, Erbil e la Turchia.
L’intesa dovrebbe consentire la riattivazione di un flusso stimato in circa 450 mila barili al giorno, una quantità sufficiente a incidere sull’equilibrio tra domanda e offerta in un mercato già sensibile alle oscillazioni geopolitiche.
Gli operatori hanno reagito rapidamente: il Brent ha registrato un calo significativo nelle prime ore di contrattazione, mentre gli analisti sottolineano che il ritorno del greggio curdo potrebbe contribuire a stabilizzare i prezzi nel breve periodo, soprattutto in un contesto globale segnato da incertezze legate ai conflitti in Medio Oriente.
Resta tuttavia da chiarire la piena attuazione dell’accordo, che dipende anche dai rapporti interni tra il governo federale iracheno e le autorità curde, da tempo in disaccordo sulla gestione delle risorse energetiche.
La Turchia, dal canto suo, punta a rafforzare il proprio ruolo come snodo energetico regionale, mentre Baghdad cerca di consolidare le entrate petrolifere in un momento di forte pressione economica.
Per i mercati, la riapertura dell’oleodotto rappresenta un segnale di distensione, ma la sostenibilità dell’intesa rimane legata a un equilibrio politico ancora fragile.





