Non è un concetto nuovo, ma ieri anche il Consiglio supremo di difesa, riunito al Quirinale sotto la presidenza di Sergio Mattarella, lo ha declamato con forza: l’Italia non parteciperà alla guerra in corso dopo l’azione militare di Stati Uniti e Israele contro l’Iran.
Un conflitto che preoccupa anche per via del fatto che potrebbe avere effetti sull’intera area del Medio Oriente e del Mediterraneo, aree considerate ovviamente strategiche per il Paese. E difatti per il Consiglio l’estensione della guerra da parte dell’Iran può aprire spazi a forme di scontri ibridi e a iniziative di organizzazioni terroristiche.
Nel corso dell’incontro è stato inoltre richiamata la crisi dell’ordine internazionale fondato sull’Onu e quindi il progressivo indebolimento del sistema multilaterale, aggravato dalle iniziative unilaterali e dalle violazioni del diritto internazionale.
Confermato inoltre l’impegno a sostenere iniziative diplomatiche e negoziali in merito all’aggressione della Russia all’Ucraina.
Infrastrutture militari
Uno dei temi affrontati nel corso della riunione è stato quello sull’uso delle infrastrutture militari presenti in Italia e concesse alle forze statunitensi. Ebbene, il Consiglio ha preso atto della risoluzione del Parlamento che stabilisce che tali attività devono svolgersi nel rispetto degli accordi internazionali vigenti, limitati ad attività addestrative e di supporto tecnico-logistico. Eventuali richieste che superino questo quadro saranno sottoposte al Parlamento.
Tra gli argomenti trattati sul Colle, i rischi segnalati per la sicurezza economica ed energetica. Quindi il Consiglio ha richiamato l’allarme per i missili lanciati verso Cipro, territorio dell’Unione europea, e verso la Turchia, territorio dell’Alleanza atlantica, intercettati dalle difese Nato nel Mediterraneo orientale. Ha inoltre definito gravi le azioni dell’Iran che ostacolano la libera navigazione nello stretto di Hormuz.
Particolare attenzione è stata dedicata alla situazione in Libano. Il Consiglio ha chiesto a Israele di evitare reazioni sproporzionate alle azioni di Hezbollah e ha definito allarmanti le violazioni della risoluzione 1701 del 2006, insieme agli attacchi contro il contingente Unifil, attualmente guidato dall’Italia. In relazione alla decisione del Consiglio di sicurezza dell’Onu di concludere la missione Unifil, è stata indicata la necessità di garantire la sicurezza della Linea Blu e di rafforzare le capacità delle Forze armate libanesi. Il Consiglio ha inoltre condannato l’aggressione ai militari italiani a Erbil, in Iraq.
Vicinanza ai militari
Alla fine dei lavori il Consiglio ha espresso la propria vicinanza ai militari impegnati nelle missioni in Italia e all’estero, chiaramente con un riferimento particolare ai contingenti presenti nel sud del Libano e nei Paesi del Golfo, particolarmente messi sotto pressione negli ultimi tempi visti i recenti accadimenti.
Ricordiamo che al tavolo della riunione, oltre al Presidente Mattarella, erano seduti il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, i Ministri Antonio Tajani, Matteo Piantedosi, Guido Crosetto, Giancarlo Giorgetti e Adolfo Urso, il Capo di Stato maggiore della Difesa Luciano Portolano, il Sottosegretario Alfredo Mantovano, il Segretario generale della Presidenza della Repubblica Ugo Zampetti e il Consigliere per gli affari del Consiglio supremo di difesa Francesco Saverio Garofani.
Mattarella al CNF
Prima del Consiglio Supremo di Difesa Mattarella ha inviato un saluto al Presidente del Consiglio Nazionale Forense Francesco Greco in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2026: “L’amministrazione della giustizia vede nel diritto di difesa, in cui l’avvocatura è protagonista, un principio essenziale del nostro sistema costituzionale, a tutela della dignità, della libertà e dell’autonomia di ogni persona”, ha scritto il Capo dello Stato.
Mattarella ha sottolineato che tutti gli attori della giurisdizione condividono la responsabilità di promuovere la giustizia “nell’ambito della comune cultura dei valori posti a garanzia dello Stato di diritto”. Nel messaggio il Presidente ha richiamato anche il ruolo del Consiglio Nazionale Forense come “istanza custode della deontologia dell’avvocatura”.





