Quattro dei sei membri dell’equipaggio statunitense sono morti in seguito allo schianto di un aereo cisterna KC-135 Stratotanker in Iraq, in un incidente che ha riacceso l’attenzione sulla presenza militare americana nella regione e sulle condizioni operative in aree ad alta tensione.
Il velivolo, impiegato per il rifornimento in volo, si è schiantato durante una missione di routine nei pressi della base aerea di Al Asad, nella provincia di Anbar, in circostanze che restano ancora da chiarire.
I due superstiti sono stati estratti dalle lamiere e trasportati in condizioni critiche presso un ospedale militare statunitense. Secondo le prime ricostruzioni, l’aereo avrebbe perso quota rapidamente poco dopo il decollo, impattando violentemente contro il terreno.
Le autorità militari escludono al momento l’ipotesi di un attacco esterno, ma non si sbilanciano sulle cause, che potrebbero includere guasti meccanici, errore umano o condizioni meteorologiche avverse.
Un team investigativo congiunto tra il Dipartimento della Difesa e l’Air Mobility Command è stato inviato sul posto per avviare le indagini. Il Pentagono ha espresso cordoglio per le vittime, definendole “eroi caduti in servizio” e ha ribadito l’importanza strategica della missione in Iraq, dove circa 2.500 militari statunitensi sono ancora presenti per supportare le forze locali nella lotta contro le cellule residue dello Stato Islamico.
L’incidente ha suscitato reazioni anche a livello politico: alcuni membri del Congresso hanno chiesto una revisione delle condizioni di sicurezza per gli equipaggi impiegati in missioni di rifornimento, considerate tra le più complesse e rischiose. Nel frattempo, la comunità militare si stringe attorno alle famiglie dei caduti, mentre il comando centrale USA ha disposto una sospensione temporanea delle operazioni di volo con i KC-135 nella regione, in attesa di ulteriori accertamenti.





