Il Segretario di Stato USA, Marco Rubio, è intervenuto con forza per difendere la linea dura dell’amministrazione Trump sulla crisi venezuelana, dopo che diversi leader caraibici hanno espresso preoccupazione per il ruolo di Washington nella cacciata di Nicolás Maduro. Secondo Rubio, l’azione degli Stati Uniti non rappresenta un’ingerenza arbitraria, ma una risposta necessaria a una crisi umanitaria e di sicurezza che da tempo travalica i confini del Venezuela.
Le sue dichiarazioni arrivano in un momento in cui i governi dei Caraibi, tradizionalmente divisi tra prudenza diplomatica e timori economici, cercano di capire quali conseguenze regionali possa avere il nuovo corso imposto da Washington. Rubio ha sottolineato che la caduta di Maduro, sostenuta apertamente dagli Stati Uniti, è stata resa inevitabile dal collasso economico e istituzionale del Paese, e che la regione non può permettersi ulteriori destabilizzazioni. Alcuni leader caraibici, tuttavia, temono che la strategia americana possa inaugurare una stagione di pressioni politiche e condizionamenti economici, soprattutto per gli Stati più dipendenti dagli accordi energetici venezuelani del passato. Le loro riserve riflettono da un lato la volontà di sostenere la transizione democratica a Caracas, dall’altro la necessità di non compromettere rapporti diplomatici e commerciali già fragili.
Rubio ha cercato di rassicurare i partner regionali, affermando che gli Stati Uniti intendono collaborare con i governi caraibici per garantire stabilità e sicurezza, e che la politica di Trump non mira a imporre modelli politici, ma a sostenere un processo di ricostruzione guidato dagli stessi venezuelani. Nonostante le parole concilianti, resta evidente che la regione osserva con cautela ogni mossa di Washington, consapevole che il futuro del Venezuela avrà ripercussioni dirette su migrazioni, commercio e sicurezza marittima.



