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Europa-Usa alla prova della forza. Medio Oriente, Ucraina, Groenlandia e dazi le fratture

Il Forum economico si apre tra pressioni americane sull’Artico, tensioni commerciali e divisioni transatlantiche. Bruxelles valuta contromisure, mentre i conflitti bellici restano sullo sfondo dei negoziati informali
mercoledì, 21 Gennaio 2026
2 minuti di lettura

Il Forum economico mondiale di Davos 2026 si è aperto in un clima di forte instabilità: la pressione americana sulla Groenlandia, il dossier Gaza e le trattative informali sull’Ucraina hanno trasformato il tradizionale appuntamento svizzero in un terreno di scontro politico più che economico. A catalizzare l’attenzione è stata ancora una volta la linea del presidente statunitense Donald Trump, che nelle ore precedenti all’apertura del Forum ha rilanciato la minaccia di nuovi dazi contro alcuni Paesi europei coinvolti nelle attività militari a sostegno della Groenlandia, ribadendo la centralità strategica dell’isola artica per la sicurezza americana.

Una posizione che ha riaperto fratture profonde all’interno dell’Alleanza atlantica e spinto diversi leader europei a evocare strumenti di difesa commerciale finora rimasti inutilizzati. La crisi groenlandese è letta inoltre come un banco di prova diretto per la Nato, chiamata a gestire una tensione inedita tra alleati su un territorio strategico per la sicurezza dell’Artico e dell’Atlantico settentrionale. Anche il Canada si è schierato a sostegno della Danimarca, definendo la crisi come il segnale definitivo della fine dell’ordine internazionale basato sulle regole e invitando le potenze medie a coordinarsi per evitare di subire pressioni unilaterali.

Scontro Trump-Macron

In questo quadro, il presidente francese Emmanuel Macron ha invocato apertamente l’attivazione del meccanismo europeo anti-coercizione economica, definendo “inaccettabile” l’uso dei dazi come leva politica contro la sovranità territoriale. Nel suo intervento, Macron ha parlato di un mondo che scivola verso la “legge del più forte”, invitando l’Unione europea a difendere il multilateralismo e a smettere di inseguire “idee folli” legate a nuove forme di imperialismo. Parole che hanno assunto un significato ancora più politico dopo la pubblicazione, da parte di Trump, di messaggi privati scambiati con l’Eliseo sulla crisi groenlandese e sull’ipotesi, poi smentita, di un G7 straordinario a Parigi.

Ucraina, contatti informali

Sul dossier ucraino, la presenza a Davos del negoziatore russo Kirill Dmitriev ha alimentato indiscrezioni su contatti informali con emissari americani. Tuttavia, secondo fonti statunitensi, non è al momento previsto alcun incontro tra Trump e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Lo stesso Zelensky ha fatto sapere che valuterà un eventuale viaggio in Svizzera solo in presenza di documenti definitivi su ricostruzione e garanzie di sicurezza, mentre resta concentrato sulla situazione energetica interna dopo i recenti attacchi russi.

Gaza e il Board of Peace

Il capitolo Medio Oriente ha occupato un altro spazio centrale del Forum. Il primo ministro del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, ha confermato la disponibilità di Doha a partecipare al Board of Peace per Gaza promosso dagli Stati Uniti, definendolo “l’unico percorso praticabile” per arrivare a una stabilizzazione duratura della Striscia. La firma formale dell’iniziativa è prevista per giovedì, mentre restano assenti alcuni attori chiave, tra cui l’Iran.

Ue congela l’intesa commerciale con Washington

Sul fronte europeo, il dibattito si è tradotto anche in scelte concrete. Il Parlamento europeo ha deciso di rinviare il voto sull’intesa commerciale Ue-Usa, rallentando l’iter di ratifica come segnale politico verso Washington, con il sostegno dei principali gruppi della maggioranza. Da Bruxelles è arrivata inoltre la conferma che l’Unione proseguirà nel piano di progressiva eliminazione delle importazioni energetiche russe, nonostante le accuse americane di ambiguità.

A Davos è intervenuta anche la presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde, che ha definito la crisi sulla Groenlandia una “chiamata a svegliarsi” per l’Europa, avvertendo che l’incertezza legata ai dazi sta già bloccando investimenti e decisioni strategiche. Da qui l’invito a rafforzare l’autonomia economica europea e a preparare “un piano B” nel caso in cui i rapporti con gli Stati Uniti non vengano ristabiliti. Sullo sfondo, Pechino si è proposta come interlocutore economico affidabile in una fase di crescente imprevedibilità transatlantica.

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