La decisione del padre di ricorrere alla morte medicalmente assistita e la velocità con cui la procedura è arrivata alla conclusione hanno spinto un canadese a mettere pubblicamente in discussione le garanzie previste dal sistema. Eric Edmeades, fondatore della piattaforma di formazione Speaker Nation, ha raccontato a Fox News Digital la vicenda del padre Baz, morto attraverso il programma canadese Medical Assistance in Dying (MAiD) il 27 febbraio 2024.
L’uomo, alla fine dei settant’anni, aveva visto peggiorare progressivamente le proprie condizioni fisiche. Secondo il figlio soffriva, tra l’altro, di epilessia e dolori neurologici e aveva perso parte della propria autonomia. Edmeades ha riferito che il padre aveva già parlato in passato di suicidio e che, con il deterioramento della salute, aveva cominciato a considerare seriamente la morte assistita.
La velocità della procedura
A sorprendere la famiglia sarebbe stata soprattutto l’accelerazione del percorso. All’inizio del 2024, racconta Edmeades, i familiari ritenevano che sarebbero trascorsi almeno sei mesi. Lui e la moglie andarono quindi a Vancouver per trascorrere alcuni giorni con Baz, pensando di poterlo rivedere successivamente. Poco dopo, invece, arrivò la notizia che la procedura sarebbe avvenuta la settimana seguente.
Il figlio sostiene di aver compreso pienamente quanto accaduto soltanto dopo la morte del padre e afferma che anche altri familiari e amici avevano espresso perplessità sulla sua scelta. Il caso riapre il dibattito canadese sulla MAiD, introdotta dalla legislazione federale nel 2016. Edmeades non esclude che la morte assistita possa essere giustificata in alcune circostanze, ma ritiene che il sistema canadese sia andato “ben oltre ciò che è appropriato” e chiede garanzie più forti e maggiore indipendenza nelle valutazioni.
Il tema è tornato al centro dell’attenzione politica. Il Bill C-41, presentato il 27 ottobre, propone di consentire in specifiche circostanze le richieste anticipate di MAiD, purché siano rispettati requisiti e tutele rigorose e la provincia interessata disponga di una propria normativa. Allo stesso tempo, il provvedimento impedirebbe l’estensione prevista della morte assistita alle persone la cui unica condizione medica sottostante sia una malattia mentale. Al momento il testo è ancora all’esame del Parlamento canadese.





