Un fondo per risarcire le vittime degli errori giudiziari potrebbe entrare nella legge di Bilancio attraverso un emendamento di Forza Italia. La proposta arriva dal Vicepremier Antonio Tajani, che agli “Stati generali dei garantisti” ha aperto alla possibilità di introdurre una misura a tutela dei cittadini danneggiati da decisioni giudiziarie errate: “Ci sono troppi errori giudiziari, questo non significa condannare i magistrati, ma se lo Stato sbaglia deve risarcire”, ha spiegato il Ministro degli Esteri. Il Ministro ha richiamato i principi del garantismo, che considera parte dell’identità politica di Forza Italia, e ha posto al centro la tutela dei diritti individuali e il rispetto della legge. Una posizione che, nelle sue parole, non equivale a una maggiore tolleranza verso la criminalità, ma alla necessità di evitare condanne ingiuste e assicurare che i responsabili dei reati scontino le pene previste: “Un garantista vuole che nessun innocente sia condannato e vuole che un colpevole sconti la pena”.
Sul rapporto tra politica e giustizia Tajani ha escluso che la separazione delle carriere rappresenti una contrapposizione con la magistratura, della quale ha riconosciuto il ruolo nella lotta alla criminalità organizzata. Il leader azzurro ha difeso l’indipendenza dei magistrati e la terzietà della pubblica accusa, pur criticando gli atteggiamenti che considera eccessivamente politici da parte di alcuni esponenti dell’ordine giudiziario. “Non stiamo facendo la guerra alle toghe”, ha ribadito, nella convinzione che la grande maggioranza dei magistrati condivida i principi garantisti.
Dalla pena di morte alle modifiche della legge di Bilancio
Nel corso dell’intervento il Ministro degli Esteri ha confermato l’impegno contro la pena di morte in tutte le sedi istituzionali, comprese le Nazioni Unite, sulla base del principio secondo cui anche una persona condannata deve conservare la possibilità di ravvedersi, pur senza sottrarsi alla pena. Per Tajani, una sanzione che escluda definitivamente il riconoscimento di un errore o qualsiasi percorso di cambiamento contrasta con i valori del garantismo: “Per noi la pena di morte è un tabù intoccabile”. A margine dell’iniziativa il numero uno di Forza Italia ha affrontato anche il confronto interno alla coalizione sulla manovra, esprimendo soddisfazione per il testo, ma individuando spazi per ulteriori interventi su pensioni, scuola e previdenza del comparto difesa e sicurezza. Questioni che intende discutere con il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e con gli alleati, nella prospettiva di un miglioramento del provvedimento durante l’esame parlamentare: “Se ci sono delle proposte positive anche il Governo le accetterà”, ha detto Tajani, che ha richiamato il ruolo delle Camere nella definizione delle misure economiche. Le richieste di modifica si inseriscono in una fase di confronto con le organizzazioni sindacali, convocate dall’esecutivo a Palazzo Chigi per il pomeriggio del 13 novembre, secondo quanto riferito da fonti sindacali.
Scuola e Cgil in piazza
L’appuntamento con il Governo non ferma le mobilitazioni già annunciate. L’11 novembre è prevista la protesta dei sindacati della scuola, mentre il 20 novembre sarà la volta della Cgil, in un calendario di iniziative che accompagna la discussione sulla legge di Bilancio e sulle misure destinate ai lavoratori. Anche nel comparto sicurezza si registrano tensioni, con i poliziotti che minacciano mobilitazioni per ottenere una previdenza dedicata, attualmente non prevista. La questione figura tra quelle indicate da Tajani come possibili oggetto di correzioni parlamentari, insieme agli interventi sulle pensioni e sul settore scolastico.
Sul versante del costo della vita Giorgia Meloni ha assicurato un impegno particolare per affrontare il caro carburanti. Durante una visita agli stand di Eicma, il salone internazionale delle due ruote in corso alla Fiera di Milano, il Premier ha risposto a una domanda sul prezzo della benzina con parole nette: “Ci stiamo lavorando. Su poche cose lavoro come su questo”.
Meloni difende Giorgetti
Da Verona, a margine della visita a Fieracavalli, Meloni ha respinto le critiche rivolte all’impostazione economica del ministro Giorgetti e ha escluso che la gestione delle risorse pubbliche possa essere definita eccessivamente rigorista: “Non credo che l’approccio di Giorgetti sia troppo rigorista, nel qual caso lo sarebbe anche il mio”, ha dichiarato il Presidente del Consiglio che ha colto l’occasione per rivendicare le scelte compiute dall’esecutivo nel corso degli ultimi anni. Secondo il Primo Ministro l’esecutivo ha destinato le risorse disponibili al sostegno di cittadini e imprese senza ricorrere a provvedimenti inutili, con una linea che considera necessaria anche per proteggere i risparmi degli italiani. La legge di Bilancio, ha spiegato, comprende misure per salari, salute, famiglie, natalità, aziende che assumono e investono e giovani, nel rispetto di una gestione della spesa pubblica che non rinunci agli interventi economici.
Nel confronto sulle disposizioni fiscali è intervenuto anche il Sottosegretario alla Difesa Matteo Perego, candidato di Forza Italia a Sindaco di Milano, che ha chiesto una riflessione sull’exit tax e sulle possibili correzioni per evitare ostacoli alla libertà d’iniziativa economica e alla mobilità degli investimenti. Perego ha riconosciuto alla manovra misure a favore della crescita e della competitività, ma ha sollecitato condizioni più favorevoli per chi intende investire e produrre ricchezza in Italia, anche alla luce di uno scenario internazionale segnato da oltre 50 conflitti.





