È rimasto sepolto per oltre ottant’anni a più di cinque metri di profondità, custodendo tra le lamiere anche alcuni oggetti personali del pilota. In Ungheria è tornato alla luce il relitto di un caccia sovietico Yakovlev Yak-1 precipitato durante la Seconda guerra mondiale, una scoperta che consente di ricostruire uno degli innumerevoli combattimenti aerei avvenuti nei cieli dell’Europa orientale negli ultimi mesi del conflitto.
Il velivolo è stato individuato nel territorio rurale di Törtel, villaggio dell’Ungheria centrale situato circa 80 chilometri a sud-est di Budapest. Gli scavi, avviati a settembre e guidati dal ricercatore István Kocsis, hanno permesso di recuperare diverse parti dell’aereo in condizioni sorprendentemente buone. Tra queste figura un frammento della stella rossa che contrassegnava i mezzi militari sovietici, oltre a una sezione della fusoliera sulla quale è ancora visibile il numero identificativo dell’apparecchio.
Ma sono soprattutto gli oggetti appartenuti al pilota ad aver restituito un volto umano alla scoperta. Tra i reperti è stato ritrovato un libro con la sua firma, ora sottoposto alle delicate operazioni di restauro degli specialisti del Museo ungherese di Storia militare. I pezzi meglio conservati del caccia saranno esposti al pubblico dopo la conclusione degli interventi e della catalogazione archeologica.
Le ricerche hanno inoltre consentito di collegare il relitto a un episodio avvenuto nel novembre del 1944. Nei cieli sopra Törtel si affrontarono il tenente tedesco Peter Düttmann e il sovietico Alexander Semyonovich Andrianov. Il duello terminò con l’abbattimento dello Yak-1 da parte dell’aviatore tedesco. Andrianov riuscì tuttavia ad abbandonare l’aereo con il paracadute, sopravvivendo alla caduta, prima di diventare successivamente prigioniero di guerra. Ottantadue anni dopo, quella battaglia riemerge letteralmente dalla terra. Non più soltanto attraverso documenti e testimonianze, ma nelle lamiere di un aereo e nella firma del giovane che quel giorno sedeva ai suoi comandi.





