La protesta dei tir non si ferma e il Viminale passa alla stretta sui blocchi stradali che continuano a ostacolare la circolazione delle merci nel Mezzogiorno. Il bilancio degli interventi è già consistente: 1.339 persone identificate, 71 denunciate e 242 sanzionate amministrativamente. Nella notte, su disposizione del ministero dell’Interno, sono stati scortati centinaia di mezzi pesanti, 500 soltanto in Campania, per consentire le operazioni di carico e scarico. Il Ministro Matteo Piantedosi ha convocato nella serata di ieri una riunione con prefetti e questori delle province interessate, anche per richiamare l’attenzione su possibili infiltrazioni criminali nella protesta. Ma intanto i disagi si allargano. Le merci restano nei magazzini, i supermercati faticano a rifornirsi, gli agricoltori perdono prodotti freschi e in Calabria due aeroporti sono rimasti senza carburante per gli aerei. Da Napoli e Bari arriva la richiesta di un intervento urgente del governo, prima che la paralisi investa anche i servizi essenziali.
La linea del governo
L’accordo raggiunto al tavolo con il Ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini non è bastato a liberare le strade. Le principali associazioni dell’autotrasporto hanno sospeso la mobilitazione dopo aver giudicato positivamente le misure annunciate, ma gruppi di manifestanti continuano a presidiare caselli, svincoli e accessi ai porti. Una situazione contestata dalle stesse organizzazioni di categoria, che hanno chiesto ufficialmente la rimozione degli sbarramenti. A riferirlo alla Camera, durante il Question Time, è stato il Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso: «Rimangono sul campo dei presidi o anche dei blocchi sporadici», ha spiegato, richiamando la posizione delle associazioni, contrarie a proseguire il fermo dopo la riapertura del dialogo. Il Ministro ha ricordato anche le conseguenze penali per chi impedisce il transito dei mezzi pesanti: lasciare passare le automobili, ha precisato, non esclude la configurazione del reato di blocco stradale.
Sul tavolo ci sono oltre un miliardo di euro per il settore. Di questi, 434,8 milioni risultano già stanziati per compensare i maggiori costi del gasolio, mentre circa 590 milioni serviranno al rinnovo del parco mezzi. Il ministero delle Infrastrutture ha ricevuto circa 31mila domande relative al periodo marzo-agosto e sta completando l’istruttoria per i crediti che coprono fino al 70% della maggiore spesa rispetto ai prezzi di febbraio. Si aggiungono 102,5 milioni, oltre ai 20 già previsti dallo stesso provvedimento. Il 27 ottobre il Governo verificherà con le associazioni lo stato dei pagamenti. Se dovessero persistere le condizioni di guerra all’origine dei rincari, ha assicurato Urso, saranno valutati altri interventi.
Campania, autostrade nel caos
La situazione più difficile resta quella campana. Sulla A1 Milano-Napoli la protesta ha provocato chiusure e chilometri di coda tra Caserta e gli innesti con la A30. Alle 10.30 si registravano quattro chilometri di rallentamenti tra Caserta Nord e il bivio per Napoli, altri due verso Roma e altrettanti sulla A30 tra Maddaloni e il collegamento con la A1. Interdetti alcuni accessi autostradali, tra cui quelli di Caserta Nord e Santa Maria Capua Vetere verso Napoli. Pattuglie della Polizia Stradale e personale di Autostrade per l’Italia sono intervenuti nei punti interessati dalle manifestazioni. Non è andata meglio in Sicilia, dove il fronte della protesta si è spaccato. Il Comitato trasportatori siciliano ha revocato il fermo dopo l’intesa con Salvini, ma una parte dei camionisti indipendenti non intende cedere. Al casello di Tremestieri, a Messina, i tir sono rimasti in presidio anche dopo il confronto con il Governo. Al porto di Palermo decine di autotrasportatori hanno trascorso la notte nel piazzale dello scalo. Alcuni vogliono proseguire almeno fino al 27 ottobre.
A Catania il clima è ancora più teso. Il leader del Cts, Salvatore Bella, denuncia «blocchi illegali e minacce ai conducenti» e ha chiesto l’intervento di prefetto e questore per ristabilire la circolazione al casello di San Gregorio e nell’area portuale. Secondo il comitato decine di autotrasportatori vorrebbero riprendere il lavoro, ma sarebbero ostacolati da gruppi non autorizzati. Bella parla di un possibile «rischio rivolta sociale».
Scaffali vuoti e rifiuti
Le conseguenze dei blocchi si fanno sentire ben oltre le autostrade. A Napoli e Bari cominciano a emergere difficoltà anche nella raccolta dei rifiuti e nel trasporto pubblico extraurbano. I sindaci Gaetano Manfredi e Vito Leccese hanno scritto al Governo e al Ministro Salvini per chiedere di anticipare il confronto fissato per il 27 ottobre: «Rischiamo città paralizzate e sommerse dai rifiuti», hanno avvertito i due primi cittadini. Gli approvvigionamenti alimentari sono già compromessi: le merci non raggiungono le piattaforme di distribuzione e gli scaffali dei supermercati si svuotano. Gli impegni economici dell’esecutivo, hanno osservato Manfredi e Leccese, non bastano se nel frattempo il trasporto resta fermo: «Comprendiamo le ragioni di chi protesta contro costi ormai insostenibili. Al contempo non possiamo permettere che a pagarne le conseguenze siano intere comunità».
Anche Federdistribuzione ha descritto un quadro in peggioramento nelle regioni meridionali. I carichi rimangono nei centri logistici, le consegne saltano e cresce il rischio per la continuità dei servizi: «Ci troviamo di fronte a una situazione che non può continuare. Sono a rischio servizi essenziali per cittadini, famiglie e imprese» ha detto il Presidente Carlo Alberto Buttarelli. Da qui la richiesta di eliminare i blocchi illegali, pur nel rispetto delle difficoltà economiche che hanno spinto gli autotrasportatori alla protesta.





