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Ucraina, spiragli per un vertice Putin-Zelensky-Trump. Mosca apre ai negoziati, ma i raid continuano

venerdì, 23 Ottobre 2026
3 minuti di lettura

La diplomazia torna a muoversi sul conflitto ucraino, mentre sul terreno proseguono gli attacchi. Mosca conferma che è in corso una discussione su un possibile vertice tra Vladimir Putin, Volodymyr Zelensky e Donald Trump, senza tuttavia indicare una data né confermare un’intesa sulla sua convocazione. Il viceministro degli Esteri russo Serghei Ryabkov ha dichiarato che l’ipotesi è stata affrontata, ma che non esiste ancora un accordo completo.

Il Cremlino si è detto disponibile a riprendere a novembre i negoziati trilaterali con Stati Uniti e Ucraina, probabilmente ad Abu Dhabi. L’apertura segue l’incontro di San Pietroburgo tra Putin e l’inviato americano Steve Witkoff. Il portavoce presidenziale Dmitri Peskov ha precisato che il leader russo non ha consegnato all’inviato statunitense proposte scritte per una soluzione del conflitto. Resta inoltre da chiarire se Putin parteciperà al vertice del G20, previsto a Miami dal 14 al 16 dicembre.

Donald Trump sostiene che la conclusione della guerra sia più vicina che in passato. Secondo la rivista The Atlantic, il presidente americano punterebbe a raggiungere un accordo entro il G20 di dicembre. Al momento, tuttavia, non vi sono conferme di un’intesa imminente né indicazioni precise sui termini di un eventuale accordo.

Zelensky: congelare il fronte è già un compromesso

Kiev si dichiara disponibile al negoziato, ma indica nel congelamento delle attuali linee del fronte una condizione di partenza. Zelensky ha definito un cessate il fuoco e l’avvio delle trattative un «compromesso enorme» per l’Ucraina, sottolineando che la fine delle ostilità non cancellerebbe immediatamente le conseguenze della guerra.

Il presidente ucraino ha anche sollecitato Trump a esercitare una pressione più incisiva su Putin, chiedendosi perché Washington non abbia proceduto con nuove sanzioni contro Mosca. Zelensky ha ipotizzato che tra i due presidenti possa esistere un rapporto particolare, senza però disporre di elementi per spiegare la scelta americana.

La posizione russa resta distante da quella ucraina. Ryabkov ha ribadito che qualsiasi soluzione dovrà tenere conto della realtà militare e territoriale sul campo, oltre che delle rivendicazioni costituzionali di Mosca. Il consigliere presidenziale Kirill Dmitriev ha invece sostenuto che il dialogo con Washington potrebbe condurre a una pace duratura, avvertendo che una soluzione soltanto temporanea rischierebbe di alimentare nuove ostilità.

Nuovi attacchi e vittime civili

Mentre si discute di negoziati, la guerra continua a colpire le città ucraine. Secondo le autorità di Kiev, gli attacchi russi nelle ultime 24 ore hanno provocato almeno nove morti e 56 feriti nel Paese. La capitale è stata investita da diverse ondate di missili e droni, con danni anche nel centro storico e a un monastero.

Secondo fonti ucraine, la Russia avrebbe impiegato nella notte missili balistici Iskander-M e altri sistemi missilistici, oltre a circa 210 droni. Kiev sostiene inoltre che un missile Iskander abbia utilizzato una testata a grappolo. Le informazioni sulle armi impiegate e sulle singole conseguenze degli attacchi provengono dalle autorità ucraine.

A Lozova, nella regione di Kharkiv, un attacco contro un mercato ha causato, secondo il governatore regionale, due morti e almeno 17 feriti. Nel Donetsk, intanto, le autorità hanno disposto l’evacuazione forzata delle famiglie con bambini da diversi insediamenti nelle aree di Kramatorsk e Slovyansk, citando il peggioramento delle condizioni di sicurezza.

Mosca ha a sua volta riferito di aver abbattuto 808 droni ucraini nella notte. Il sindaco della capitale russa ha definito l’offensiva contro Mosca la più intensa dall’inizio dell’anno.

L’Europa chiede di essere coinvolta

La prospettiva di un negoziato rilancia anche la questione del ruolo europeo. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha accolto positivamente qualsiasi formato utile a fermare la guerra, ma ha avvertito che non potrà esserci una pace duratura senza il coinvolgimento dell’Europa e dell’Ucraina. Sulla stessa linea il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani, favorevole a un incontro tra Putin, Zelensky e gli Stati Uniti, purché non si arrivi al tavolo dopo aver indebolito ulteriormente Kiev.

A Bruxelles si prepara intanto il confronto sulle risorse finanziarie necessarie all’Ucraina nel 2027. Secondo fonti europee, il fabbisogno aggiuntivo potrebbe raggiungere circa 70 miliardi di euro. Tra le opzioni figurano un nuovo prestito comune dell’Unione e l’utilizzo degli asset russi congelati, ma su quest’ultima ipotesi permangono divergenze, soprattutto per le implicazioni legate ai fondi custoditi in Belgio.

Gli spiragli diplomatici restano dunque subordinati a questioni ancora irrisolte: il controllo dei territori, le garanzie di sicurezza, il ruolo europeo e le condizioni per fermare le operazioni militari. La disponibilità a incontrarsi rappresenta un’apertura, non ancora la prova che Mosca e Kiev siano vicine a un accordo.

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