0

Nascite, l’Italia perde altri 14mila bambini nel 2025. E il calo prosegue nel 2026

Il rapporto Istat fotografa il declino demografico: fecondità al minimo storico, maternità sempre più tardiva e quasi una donna su quattro senza figli
giovedì, 22 Ottobre 2026
4 minuti di lettura

Una notizia di certo non positiva: la natalità in Italia continua a diminuire. I numeri parlano chiaro, anche troppo: nel 2025 sono nati 355.772 bambini, circa 14mila in meno rispetto all’anno precedente, con una flessione del 3,8%. A fotografare il declino demografico è il rapporto Istat sulla natalità e fecondità della popolazione residente, diffuso il 21 ottobre 2026. Il numero medio di figli per donna raggiunge un nuovo minimo storico, passando da 1,18 a 1,14, mentre l’età delle madri al primo figlio tocca i 32 anni. Una tendenza che non accenna a invertirsi neppure nel 2026: secondo le prime rilevazioni provvisorie, tra gennaio e luglio si contano 196.864 nascite, oltre 2mila in meno rispetto allo stesso periodo del 2025, pari a una contrazione dell’1,1%.

Dal 2008 oltre 220mila nascite perdute

Il confronto con il passato restituisce le dimensioni del fenomeno. Nel 2008, anno di massimo della natalità italiana negli anni Duemila, erano venuti al mondo 576.659 bambini. Diciassette anni dopo, il Paese ne registra il 38,3% in meno, con una perdita complessiva superiore alle 220mila unità.

Anche il tasso di natalità testimonia questo arretramento: dai 9,7 nati ogni mille abitanti del 2008 si arriva ai 6 del 2025. Dietro la diminuzione agiscono due fattori. Da un lato, la progressiva riduzione delle donne in età riproduttiva, conseguenza del declino della fecondità iniziato negli anni Ottanta. Dall’altro, una minore propensione alla genitorialità. Secondo l’Istat, oltre il 65% delle nascite attuali si concentra tra le donne di 30-40 anni, appartenenti a generazioni già numericamente ridotte. Su questo quadro pesano l’allungamento dei percorsi di istruzione, la precarietà lavorativa giovanile, gli ostacoli nell’accesso alla casa e le difficoltà di conciliazione tra occupazione e famiglia. A tali condizioni si affiancano scelte personali orientate a progetti di vita alternativi.

Meno primi figli

Il ridimensionamento coinvolge tutte le tipologie di nascita. Nel 2025 i primogeniti ammontano a 174.842, con una diminuzione del 3,7% sul 2024. Per i secondi figli, pari a 127.479, la contrazione raggiunge il 4,8%, mentre quelli dal terzo ordine in poi, complessivamente 53.451, subiscono una flessione del 2,1%. Le difficoltà emergono soprattutto nel Mezzogiorno, dove i primi figli segnano un -5,3%, contro il -2,3% del Nord e il -3,9% del Centro. Analoga situazione per i secondogeniti: -5,5% al Sud, -4,3% nelle regioni settentrionali e -4,6% in quelle centrali.

Il numero medio di figli per donna si attesta a 1,14, ben lontano dalla soglia di 2,1 necessaria a garantire il ricambio generazionale. La diminuzione interessa sia le italiane sia le straniere. Per le prime, l’indicatore passa da 1,11 nel 2024 a 1,07 nel 2025; per le seconde, da 1,81 a 1,74.

Sul piano territoriale il Centro presenta il valore più basso, pari a 1,07, seguito dal Nord con 1,15 e dal Mezzogiorno con 1,16. La Sardegna detiene il primato negativo nazionale, con appena 0,85 figli per donna, unica regione sotto l’unità. All’estremo opposto figura la provincia autonoma di Bolzano, che raggiunge 1,54. Seguono Trento con 1,24, Sicilia e Campania entrambe a 1,22. Le stime relative ai primi sette mesi del 2026 indicano un’ulteriore, seppur lieve, discesa della fecondità a 1,13.

Madri sempre più tardi

Accanto alla riduzione delle nascite, l’Istat evidenzia il progressivo rinvio della maternità. Nel 2025 l’età media al parto raggiunge 32,7 anni, rispetto ai 32,6 dell’anno precedente. Per la prima volta, quella al primo figlio arriva a 32 anni, quasi quattro in più rispetto al 1995. Le madri italiane partoriscono mediamente a 33,2 anni, mentre per le straniere il rapporto riporta un’età di 29,9 anni.

Basilicata, Sardegna e Lazio presentano i valori più elevati: 33,6 anni nella prima, 33,2 nelle altre due. La Sicilia, con 31,8 anni, conserva invece l’età media più bassa. Il rinvio della genitorialità riduce il tempo disponibile per realizzare i progetti familiari, incidendo sulla possibilità di avere ulteriori figli.

Laureate, meno figli e maternità più tardiva

Il livello di istruzione introduce altre differenze nei comportamenti riproduttivi. Le donne laureate registrano una fecondità media di 1,09 figli, contro 1,06 delle diplomate e 1,58 di quelle in possesso della licenza media. La distanza diventa ancora più evidente nell’età al parto. Per le laureate la media raggiunge 34,9 anni, rispetto ai 32,5 delle diplomate e ai 29,7 delle donne con licenza media.

L’Istat collega queste differenze alla durata dei percorsi formativi, all’ingresso nel mondo del lavoro e alle difficoltà nella distribuzione dei carichi familiari, fattori capaci di influenzare il calendario delle nascite.

Genitori stranieri, meno bambini

Il calo riguarda anche le famiglie con cittadinanza straniera. Nel 2025 i bambini nati da due genitori italiani ammontano a 275.330, con una riduzione del 4,8%. Quelli da genitori entrambi stranieri scendono a 49.002, segnando un -3,1%. In controtendenza le coppie miste, formate da un genitore italiano e uno straniero: i nuovi nati raggiungono quota 31.440, in aumento del 4,2%.

Complessivamente, i bambini con almeno un genitore straniero rappresentano il 22,6% del totale. La loro incidenza risulta più elevata nel Nord, con il 31,2%, rispetto al Centro, al 24,7%, e al Mezzogiorno, al 10%.

Tra le cittadinanze estere dei genitori prevale quella rumena, con 9.645 nati, seguita dalla marocchina (9.636) e dall’albanese (8.353).

Quasi un bambino su due nasce fuori dal matrimonio

Cambiano anche le forme familiari. Nel 2025 le nascite da coppie non coniugate raggiungono quota 156.874, pari al 44,1% del totale, con un incremento di 0,9 punti percentuali rispetto al 2024. In termini assoluti, anche questo gruppo subisce una diminuzione, dell’1,8%, ma meno accentuata rispetto alle nascite all’interno del matrimonio, scese del 5,4%.

Per la prima volta nel Centro Italia un bambino su due viene alla luce da genitori non sposati: la percentuale tocca il 50,1%. Nel Nord si ferma al 43,1%, mentre nel Mezzogiorno sale al 42,3%. La Sardegna guida la graduatoria regionale con il 59,4%, davanti al Lazio con il 51,7%. In fondo si collocano Basilicata e Calabria, rispettivamente al 33% e al 35,7%. Tra le madri fino a 24 anni, quasi due nascite su tre, il 62,4%, avvengono fuori dal vincolo matrimoniale.

Sofia e Leonardo restano i nomi preferiti

Il rapporto dedica spazio anche alle scelte anagrafiche delle famiglie. Leonardo conserva il primo posto tra i nomi maschili, seguito da Edoardo e Tommaso. Per le bambine domina ancora Sofia, davanti ad Aurora e Ginevra. Un altro cambiamento riguarda il doppio cognome, attribuito nel 2025 al 7,3% dei neonati, rispetto al 6,7% dell’anno precedente.

La diffusione risulta maggiore tra i primogeniti, con il 9,3%, e nelle regioni del Centro-Nord. Il Nord-ovest raggiunge il 10,2%, contro il 3,5% del Sud.

Una generazione su quattro senza figli

L’analisi delle generazioni mostra infine una trasformazione più profonda delle scelte riproduttive. Le donne nate nel 1947 hanno avuto mediamente 2,01 figli. Per quelle del 1976, ormai al termine della vita riproduttiva, la discendenza finale si limita a 1,44.

Nella generazione del 1947, una donna su dieci non aveva avuto figli; tra le nate nel 1976, la percentuale arriva al 23%.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo modulo raccoglie il tuo nome, la tua email e il tuo messaggio in modo da permetterci di tenere traccia dei commenti sul nostro sito. Per inviare il tuo commento, accetta il trattamento dei dati personali mettendo una spunta nel apposito checkbox sotto:

Potrebbero interessarti

Lavoro e Veronese (Uil): Cassa integrazione, segnali di difficoltà per l’intero sistema produttivo

Cassa integrazione, dalle ore autorizzate nuovo segnale di difficoltà per…

Energia e Superbonus. Granelli (Confartigianato): “Priorità al taglio delle bollette e Bonus edilizia”

“Ridurre i costi dell’energia e l’impatto dell’inflazione e risolvere il…