La revisione della tassazione sugli stipendi dei dipendenti pubblici torna al centro del confronto in vista della legge di bilancio 2027. La proposta era stata avanzata lo scorso anno dal Presidente di Anief, Marcello Pacifico, durante il confronto a Palazzo Chigi sull’ultima manovra e punta a ridurre l’impatto delle ritenute fiscali sulle retribuzioni. Secondo il sindacato l’ipotesi ha raccolto consensi: dopo l’interesse manifestato da uno dei leader dei partiti di Foverno, il tema è entrato nel dibattito pubblico e potrebbe trovare spazio anche nel confronto sulla bozza definitiva della prossima legge di bilancio.
La proposta sulle aliquote
Pacifico indica come primo intervento una revisione delle aliquote fiscali. “Bisogna rivedere le aliquote fiscali, scendendo almeno dal 23% al 22%, quindi occorre estendere il 33% attuale a coloro che percepiscono fino a 60 mila euro annui”. Una misura che, secondo il sindacalista, avrebbe un costo di alcuni miliardi di euro ma garantirebbe ai lavoratori un risparmio fiscale compreso tra 200 e 1.000 euro all’anno.
Per Anief si tratterebbe di un risultato significativo, ma ancora insufficiente rispetto agli interventi ritenuti necessari per sostenere il potere d’acquisto dei dipendenti pubblici.
Detassazione degli aumenti contrattuali
Tra le richieste compare anche l’applicazione di una tassazione al 5% sugli aumenti contrattuali complessivi assegnati a partire da gennaio 2027. Pacifico chiede che lo stesso trattamento venga previsto per la tredicesima, gli straordinari e gli incarichi specifici del pubblico impiego.
L’obiettivo indicato dal sindacato è ridurre il peso del fisco sulle componenti della retribuzione e rendere più consistenti gli effetti economici degli incrementi salariali.
Anief chiede almeno cinque fasce Irpef
Il pacchetto di proposte comprende infine una riforma più ampia dell’Irpef. Anief propone una suddivisione delle aliquote in non meno di cinque fasce. Secondo Pacifico, questa modifica dovrebbe contribuire a garantire una maggiore equità fiscale e a tutelare il potere d’acquisto dei lavoratori.





