Il Governo valuta misure selettive contro il caro carburanti, con interventi destinati soprattutto a chi utilizza l’auto per motivi di lavoro e alle fasce di reddito più basse. Lo ha spiegato il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, in un’intervista a ‘Il Giornale’. Sul nodo delle accise e sulla possibilità di rendere strutturali gli aiuti, Urso ha indicato come priorità “chi si sposta per lavoro e i ceti meno abbienti”. Il Ministro ha ricordato anche il sostegno alla filiera dell’autotrasporto attraverso il credito d’imposta, misura che, secondo il governo, ha contribuito a contenere l’impatto inflattivo.
Alla domanda sull’eventuale utilizzo della social card, Urso non ha annunciato una soluzione specifica, ma ha confermato che il dossier resta allo studio. “La crescita della fiducia di consumatori e imprese anche in agosto conferma che siamo sulla strada giusta”, ha aggiunto.
Auto, produzione in crescita del 13,4%
Il Ministro ha poi fatto il punto sul settore automobilistico. Nei primi sei mesi del 2026 le immatricolazioni sono aumentate di quasi l’11 per cento. Il dato più rilevante, secondo Urso, riguarda però la produzione: nei primi sei mesi dell’anno è cresciuta del 13,4 per cento, fino a circa 302 mila unità. Per le sole autovetture l’incremento ha raggiunto il 26,1 per cento, con 167.367 unità prodotte.
Urso ha contrapposto questi risultati alla situazione di Germania e altri Paesi europei, dove sono state annunciate chiusure di stabilimenti e riduzioni dell’occupazione.
Per il Governo ora la priorità è completare la revisione delle regole europee del settore, con l’introduzione del principio della neutralità tecnologica e del “Made in Europe”. Sul piano nazionale è già operativo il piano automotive, con contratti di sviluppo adeguati anche alle dimensioni delle piccole e medie imprese e destinati al rilancio della componentistica.
Produttore cinese
Urso ha escluso che sia tramontata l’ipotesi dell’arrivo in Italia di un produttore automobilistico cinese. “Affatto, anzi. Siamo nella fase decisiva”, ha dichiarato. Il Ministro ha però ribadito una condizione: l’obiettivo deve essere produrre in Italia e non limitarsi all’assemblaggio. La linea del Governo, ha ricordato Urso, resta quella indicata nei memorandum siglati nel 2024: apertura agli investimenti esteri a condizione che venga utilizzata la componentistica italiana.
Ilva
Alla vigilia del tavolo a Palazzo Chigi, resta aperto anche il dossier Ilva. Sull’eventuale priorità da assegnare alla cordata italiana, Urso ha precisato che la valutazione compete ai commissari straordinari. I criteri indicati sono tre: continuità produttiva, tenuta occupazionale e decarbonizzazione del sito.
Al momento risultano due proposte vincolanti, alle quali si sono aggiunte due manifestazioni di interesse. Tra queste figura quella presentata da Federacciai insieme a 14 aziende.
Per Urso si tratta di un segnale della vitalità del settore siderurgico italiano, confermato anche dal dato produttivo di giugno, in crescita del 6,1 per cento su base annua. Il Ministro ha espresso inoltre l’auspicio che possano chiudersi positivamente le operazioni relative all’acquisizione di Sanac e della piemontese Cnl da parte di aziende italiane.
Data center
Sul fronte dei data center Urso ha escluso contrasti tra gli strumenti normativi nazionali e le leggi regionali già approvate, come quella della Lombardia. “Nessun conflitto”, ha affermato, richiamando una collaborazione con tutte le Regioni. Secondo il Ministro le procedure nazionali che hanno interessato data center in Lombardia rispettano i criteri della nuova normativa regionale: riutilizzo delle aree dismesse, contenimento del consumo di suolo, energia da fonti rinnovabili e tutela delle risorse idriche.
Ets
Urso ha affrontato anche il tema del sistema europeo delle emissioni Ets, sul quale Confindustria chiede modifiche. Il Ministro ha annunciato che l’Italia ha raggiunto una minoranza di blocco insieme a Polonia, Bulgaria, Cipro, Estonia, Grecia, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia e Ungheria. La richiesta è quella di una revisione sostanziale delle regole, con nuovi parametri per l’assegnazione delle quote gratuite, un orizzonte temporale diverso rispetto alle scadenze del 2039 e del 2034 per i settori coperti dal Cbam e una riflessione sull’Ets2 prima del 2028.
“Non ci accontenteremo di mezze misure”, ha sottolineato Urso.
Electrolux
Infine il Ministro è intervenuto sulla vertenza Electrolux. Negli ultimi sei anni, ha ricordato, in Europa sono stati chiusi 25 stabilimenti del settore degli elettrodomestici. L’Italia ha promosso un “non paper” sottoscritto anche da Germania, Francia e Polonia, con la richiesta alla Commissione europea di riconoscere l’elettrodomestico come comparto.
All’azienda, invece, il Governo ha chiesto un piano di rilancio capace di salvaguardare gli stabilimenti e tutelare i lavoratori.





