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Iran, parte il “D-Day economico” Usa. Trump: “Teheran sta collassando”

Iran, parte il “D-Day economico” Usa. Trump: “Teheran sta collassando”

Bessent annuncia “la più grande offensiva finanziaria mai scatenata” e promette sanzioni contro chi commercia con l’Iran. Teheran avverte: “Conseguenze per chi sarà complice”. Il rial ai minimi storici, 46 navi nella lista nera iraniana per Hormuz
martedì, 25 Agosto 2026
2 minuti di lettura

Gli Stati Uniti alzano ulteriormente la pressione sull’Iran, preparando quella che il segretario al Tesoro Scott Bessent ha definito la “più grande offensiva finanziaria mai scatenata contro un avversario”. Mentre Washington annuncia il suo “D-Day economico”, Teheran risponde minacciando conseguenze per i Paesi che aderiranno alla nuova campagna americana e irrigidendo le restrizioni nello Stretto di Hormuz, dove il traffico commerciale resta fortemente ridotto. Sullo sfondo, il rial iraniano è precipitato ai minimi storici sul dollaro e Donald Trump assicura: “L’Iran sta completamente collassando”.Bessent, intervistato dal Financial Times, ha indicato come obiettivo quello di “recidere ogni ancora di linfa economica che sostiene il regime” fino a lasciare Teheran “completamente isolata”.

La stretta dovrebbe comprendere un ampliamento delle sanzioni secondarie contro Paesi, società ed entità che continuano a commerciare con la Repubblica islamica. “Per chi sceglie di legare il proprio destino a quello di Teheran, l’alternativa è la preclusione di tutte le vie verso una prosperità duratura”, ha avvertito il segretario al Tesoro, promettendo invece vantaggi economici a chi interromperà i rapporti finanziari e commerciali con l’Iran. Trump ha rilanciato ieri su Truth, sostenendo che il Paese “sta completamente collassando”. La crisi si riflette anche sulla valuta: secondo i dati di Bonbast citati da Bloomberg, il rial è sceso fino a circa 1,992 milioni per dollaro sul mercato non regolamentato, perdendo il 4,5% da quando il presidente statunitense ha annunciato la nuova offensiva economica.

La risposta di Teheran

Teheran ha replicato accusando Washington di aggressione. Il portavoce del ministero degli Esteri Esmaeil Baghaei ha avvertito che “qualsiasi complicità con l’America” nell’applicazione delle misure contro l’Iran “avrà sicuramente le proprie conseguenze”. Il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf ha invece attaccato direttamente Trump sui social, pubblicando lo slogan “Make America Hungry Again” e accusandolo di nascondere le sconfitte americane con “affermazioni false”.

Ghalibaf ha citato i dati sulla povertà alimentare negli Stati Uniti, sostenendo che milioni di americani soffrono la fame. Sul fronte strategico, anche i Pasdaran hanno respinto come “pura fantasia” le affermazioni di Trump secondo cui Hormuz sarebbe ormai “territorio americano”. Il portavoce Hossein Mohebi ha assicurato che l’Iran è “pronto al 100% a contrastare qualsiasi aggressione”, sottolineando che le forze statunitensi si trovano ad almeno 400 chilometri dallo Stretto.

Hormuz, 46 navi nella lista nera

La tensione resta altissima anche sullo Stretto di Hormuz. L’Autorità iraniana dello Stretto del Golfo Persico ha inserito 46 navi in una lista di imbarcazioni accusate di avere violato le disposizioni imposte da Teheran per il transito. Le unità potranno essere sottoposte in futuro a multe, fermo o confisca.Secondo Reuters, nell’elenco figurano petroliere, metaniere e navi per prodotti raffinati, alcune appartenenti alla emiratina Adnoc Logistics and Shipping e alla compagnia saudita Bahri. Il traffico attraverso il passaggio strategico resta intanto ridottissimo: secondo Kpler, durante il fine settimana sono transitate meno di venti navi mercantili, tredici sabato e appena quattro domenica, anche se i dati potrebbero essere incompleti perché alcune imbarcazioni avrebbero spento i transponder.

Munir a Teheran

Sul fronte diplomatico, ieri è arrivato a Teheran anche il capo dell’esercito pakistano Asim Munir per colloqui con le autorità iraniane. In Europa cresce invece l’allerta per possibili ritorsioni indirette: il governo britannico ha convocato i vertici delle principali società energetiche per rafforzare la sicurezza informatica dopo un cyberattacco attribuito da alcuni media a hacker legati all’Iran contro un piccolo impianto britannico. Londra ha comunque precisato che non vi è stata alcuna minaccia alla rete elettrica nazionale.

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