Due attivisti di Hong Kong, Lee Cheuk‑yan (69 anni) e Chow Hang‑tung (41), sono stati riconosciuti colpevoli di “incitamento alla sovversione” per aver organizzato le veglie annuali in memoria delle vittime della repressione di Tiananmen del 1989. È uno dei casi più simbolici da quando Pechino ha imposto la legge sulla sicurezza nazionale nel 2020. Secondo il verdetto, i due avrebbero “incitato altre persone a organizzare, pianificare o partecipare ad atti volti a sovvertire il potere dello Stato”. Rischiano fino a dieci anni di carcere; la sentenza sarà pronunciata in seguito.
Lee e Chow erano leader della Hong Kong Alliance, gruppo ormai sciolto che per decenni aveva promosso la veglia del 4 giugno, unico evento pubblico in territorio cinese dedicato alle vittime di Tiananmen. In aula, i due hanno salutato i sostenitori con un gesto a forma di cuore, mentre venivano scortati fuori dai funzionari penitenziari. La loro condanna segna la fine di una tradizione che aveva resistito per oltre trent’anni. Dopo le proteste del 2019, Pechino ha vietato ogni commemorazione pubblica, sostenendo che la legge sulla sicurezza fosse necessaria per “ripristinare l’ordine”. Chow, avvocata formata a Cambridge, ha difeso se stessa e dichiarato che “in realtà è la legge ad essere sotto processo”.
In una lettera dal carcere indirizzata al primo ministro britannico Andy Burnham, ha scritto: “Stanno cercando di riscrivere la storia di Hong Kong, di cancellare alcuni capitoli della nostra memoria”. Il caso ruota attorno allo slogan dell’Alleanza, “Fine del dominio di un solo partito”, che il tribunale ha interpretato come un tentativo di minare la fiducia nel Partito Comunista Cinese. Amnesty International ha denunciato “definizioni vaghe e arbitrarie di sovversione”. Decine di agenti hanno presidiato il tribunale di West Kowloon, mentre cittadini facevano la fila per giorni per assistere all’udienza.





